Il Tirreno

Livorno

Maxi sequestro di cocaina in porto, il colonnello Sole: «Abbiamo vinto contro il tempo»

Stefano Taglione
I carabinieri durante l'operazione storica in porto
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I carabinieri durante l'operazione storica in porto

Livorno, il comandante provinciale dei carabinieri entusiasta del lavoro svolto: "Un'ora in più e avremmo rischiato di compromettere tutto"

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LIVORNO. Ha appena riscosso i complimenti del procuratore di Marsiglia, che ha elogiato il grande lavoro dei carabinieri di Livorno, «velocissimi nell’individuare il container e scaricare la cocaina dalla nave». E quanta cocaina, visto che a bordo c’erano 3.330 chili purissimi rinchiusi in 90 borse sportive nascoste in un carico alimentare di purè di banane, diretto a Marsiglia.

È entusiasta il colonnello Massimiliano Sole, il comandante provinciale dei carabinieri. I suoi militari, coordinati dal tenente colonnello Armando Ago (responsabile del Reparto operativo) e dal maggiore Michele Morelli (a capo del Nucleo investigativo) lunedì scorso sono riusciti a mettere le mani sul più grande quantitativo di polvere bianca d’Europa degli ultimi 25 anni e, allo stesso tempo, fare in modo che i destinatari d’Oltralpe – tre uomini dai 30 ai 40 anni – restassero all’oscuro di tutto e andassero a ritirare dei sacchi di farina, con un chilo di droga lasciato dentro, sufficiente per incriminarli e farli arrestare.

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Comandante, avete messo a segno un sequestro che rimarrà nella storia.

«Sono orgoglioso dei miei uomini. Negli anni Novanta, in Italia, ce n’è stato solo uno più ingente. Sempre dei carabinieri, del Ros (il Raggruppamento operativo speciale ndr) di Genova».

Avete avuto poco tempo per agire, visto che la nave battente bandiera delle isole Marshall e proveniente dalla Colombia doveva ripartire per Genova e Marsiglia.

«Il tempo era il nemico numero uno, perché la nave sarebbe ripartita subito. Abbiamo dovuto dividere l’operazione in due parti: la prima, qui a Livorno, per scaricare la cocaina e riportare su il container. La seconda di ricostruzione, con i colleghi dell’Arma di Genova che hanno ricreato la situazione precedente. Il container aveva lo stesso peso di prima e, seppur con appena un chilo di cocaina e 3.329 di farina, agli occhi dei trafficanti era rimasto identico».

C’è stata grande collaborazione internazionale con la Francia.

«Sì, i colleghi francesi sono venuti qui a Livorno. Ma la collaborazione è stata anche a livello locale».

Come?

«Con noi hanno agito il personale dell’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane e i militari della guardia di finanza. La sinergia è stata fondamentale».

Il procuratore di Marsiglia si è complimentato con voi.

«Un motivo di grande orgoglio. E siamo orgogliosi che la Dda di Firenze ci abbia incaricato di un’operazione così delicata».

Un successo, visto che in Francia sono stati arrestati tre trafficanti.

«Certo, ma loro sono solo i terminalisti. Un carico del genere ha ben altro dietro, penso a organizzazioni criminali. Da 3.330 chili di cocaina purissima se ne possono ottenere molti di più. Un mercato da centinaia di milioni di euro che va ben oltre quello della Francia del sud. Parliamo di milioni di dosi».

Intanto il porto di Livorno è sempre più il crocevia della droga.

«Ma non è in mano alla criminalità: sapere che vi transita così tanta droga, significa che i controlli sono efficienti».

E in città continua l’offensiva allo spaccio.

«È un compito molto importante. Ma non è il solo: abbiamo fatto diversi arresti per furti e truffe agli anziani. L’attenzione è a 360 gradi e i cittadini devono sapere che quando vedono un carabiniere, si possono sentire al sicuro». —
 

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