Il Tirreno

Livorno

Guarducci e Parigi vincono il Premio Luciano De Majo

Simone Fulciniti
Guarducci e Parigi vincono il Premio Luciano De Majo

Riconoscimento al capo della Cronaca del Tirreno: «L’esempio di giornalismo che diventa impegno civico». La musica, la commozione e le parole del sindaco

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LIVORNO. Il capocronista del Tirreno Alessandro Guarducci e la giornalista di Telegranducato Martina Parigi, sono i due vincitori della sesta edizione del premio dedicato all’indimenticabile Luciano De Majo. Una cerimonia ad alto tasso emozionale, che si è svolta nell’amplio salone del circolo Di Sorco a San Jacopo in Acquaviva. Tanti, oltre un centinaio, sono coloro che non hanno saputo mancare l’annuale occasione per ricordare uno dei più grandi talenti del giornalismo che Livorno abbia mai visto nascere, che l’infame destino ha strappato troppo in fretta all’affetto dei suoi cari, e di chi tanto bene gli ha voluto. Sul palco la serata si apre con Aldo Galeazzi che legge frasi di Libertà, tratte dal film di Chaplin "Il dittatore", e col cantante Nico Sambo, che interpreta brani di Piero Ciampi. Un’introduzione poetica che crea la giusta atmosfera per il momento clou.

Assieme al coordinatore Marco Solimano (Arci), a premiare, ci sono anche il sindaco Luca Salvetti, il direttore del Tirreno Fabrizio Brancoli ed il consigliere regionale Francesco Gazzetti: quest’ultimo motore infaticabile nell’organizzazione dell’evento. «Il premio - esordisce Gazzetti - rappresenta per noi qualcosa di unico e speciale. Un momento di ricordo, ma anche l’occasione per ritrovarci e dirci una volta di più ’chissà cosa avrebbe detto Luciano»". Quindi procede alla lettura delle motivazioni che hanno portato ad assegnare le prestigiose targhe. In primis ad Alessandro Guarducci «per quello che sta facendo per la nostra comunità. Ci sono pagine, campagne, e iniziative con la sua firma, che rappresentano esempi straordinari di un giornalismo che diventa impegno civico. Un modo di fare informazione che aiuta tutti noi a capire meglio il presente, e a proiettarci nel futuro. E qui si ritrova lo spirito di Luciano De Majo».

Guarducci, amico di Luciano (ha condiviso per anni la scrivania al Tirreno), riceve il riconoscimento visibilmente commosso: «Un premio che dedico ai colleghi del Tirreno, alla famiglia che "sopporta" la mia professione e a Luciano con una memoria particolare: l’essere giornalisti, cioé stare dalla parte della gente, si riassume nelle pagine drammatiche della notte in cui morirono quattro bambini a Pian di Rota. Luciano era sul luogo della tragedia, io al telefono con lui che cercavo di riportarne le parole sulla pagina e Mauro Zucchelli che nel frattempo seguiva gli aggiornamenti con le forze dell’ordine. Era tardissimo, avevamo i minuti contati. Finimmo alle 3,20 di notte. Luciano rientrò in redazione portando con sé un forte odore di bruciato. Su quelle pagine c’era umanità e disperazione: ci mettemmo a piangere». Gazzetti passa quindi a introdurre Martina Parigi. "Questo premio nasce con l’intento di mettere in evidenza giovani giornalisti. Tra questi c’è senz’altro Martina ,che con costanza, passione e professionalità si sta facendo largo nel mondo dell’informazione. Con una maniera di lavorare che sarebbe piaciuta parecchio a Luciano". Il sindaco Salvetti svela alla platea di esserne stato il "pigmalione".

«Mi telefonò che aveva appena 14 anni, voleva consigli per cominciare a fare la giornalista. Cominciammo un rapporto epistolare bellissimo, fatto di mail condivise. Un percorso che l’ha vista crescere, cambiare , cominciare a lavorare: prima sulla carta stampata e poi in televisione. E adesso ha preso il mio posto a Granducato».Significativo anche il saluto di Fabrizio Brancoli. «Quando in redazione affrontiamo dei temi che furono cari a Luciano - afferma -, il nostro "lessico famigliare" ci impone alcune domande: che cosa avrebbe detto? che cosa avrebbe fatto in questa circostanza? Oggi, com’è naturale che sia, stanno subentrando nuovi argomenti, che lui non ha avuto il tempo di affrontare: ma noi continuiamo a porci le stesse domande, pensando a come avrebbe risposto. Questa è una grande eredità che ci ha lasciato. Un’ impronta non soltanto nella concretezza delle cose che fece, ma nell’approccio che aveva rispetto ai contenuti, al modo di fare giornalismo e di essere una persona calata nella comunità; una cosa che non ci abbandonerà mai». Tra gli applausi i si susseguono altri interventi: Silvia Motroni, in rappresentanza dell’Ordine dei giornalisti, l’ex assessore Alfio Baldi e l’ex dirigente della Questura Luigi Canu. La famiglia De Majo è in prima fila; babbo Roberto sale sul palco, ringrazia tutti. Ciao Luciano, ci manchi tanto a tutti noi che ti portiamo nel cuore.

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