Gioco
Addio a “Maurizione” Casali, il gigante del karate livornese
Sport in lutto, si è spento a 71 anni a causa di una malattia, era un maestro di fitness e karate. Fra le sue passioni anche le moto. Gli amici: «Ora sei nel mondo dei samurai»
È morto Maurizio Casali, “Maurizione” famoso sportivo livornese. Lo ricorda così l’amico Maurizio Silvestri, giornalista e maestro di arti marziali.
LIVORNO. Per tutti era Maurizione, il gigante della pesistica, del fitness, del karate. E del motociclismo. Ma soprattutto Maurizione per il suo grande cuore. Venerdì 28 febbraio Maurizio Casali, 71 anni compiuti a novembre, ha chiuso gli occhi per sempre in ospedale dove era stato ricoverato, dalla sua abitazione di via Terrazzini, una decina di giorni fa. L’ha portato via una malattia. Casali, che lascia la moglie Natalina e la figlia Elena, era conosciutissimo in città. Operatore portuale, aveva lavorato per la Gondrand fino a quando la grande azienda ha chiuso a Livorno. Si era così dedicato al mondo dello sport a tempo pieno, trasformando in un lavoro la sua passione per la pesistica quindi per il fitness e per le arti marziali. Per anni ha lavorato per le palestre dell’Endas, la più conosciuta è stata quella in via del Testaio, curando la forma fisica di centinaia di allievi ed allieve. «Con me si lavora. E ci facciamo davvero un bel fisico», diceva con in un modo apparentemente burbero. Poi sorrideva e tranquillizzava la nuova allieva che, di fronte a quell’omone era un po’ spaventata. «Tranquilla, non ti mangio».
E lì una risata tutta particolare che serviva a rompere il ghiaccio e fare coraggio. Severo, esigente ma sempre comprensivo con gli allievi di una disciplina dura come il karate, anche in questo settore Casali aveva avuto grandi soddisfazioni, formando ottimi agonisti e insegnanti. La sua carriera sportiva era cominciata molto prima, negli anni sessanta, all’Athletic club che all’epoca aveva una sede sul viale Italia, sotto quella che allora era la pizzeria Pulcinella. Negli anni ha lavorato in altre palestre, come il K2 e ha chiuso la carriera allo Zen club di via Pera. Intanto coltivava il suo grande hobby, il motociclismo. Grandi raduni. Lunghi viaggi che l’hanno visto a Praga, in gran parte del sud Italia. Raid come la Notturna Viareggio-Rimini.
Sempre come socio attivo del Moto club di Lucca. E sempre con la moglie Natalina in sella con lui, come sempre gli era stata vicina in palestra o nel dojo (così si chiamano le sale per le arti marziali). Anche lei era cintura nera. Maurizio e Natalina quest’anno avrebbero festeggiato 31 anni di matrimonio. Ma le cose sono andate diversamente. Una malattia progressiva gli ha tolto la possibilità di muoversi. Aveva dapprima rinunciato alla moto per passare allo scooter. Quindi ha chiuso con la palestra. Fino a rimanere bloccato a casa. Con la moglie e il suo adorato gatto nero, l’ultimo della serie che l’hanno accompagnato nella vita. Chi l’ha visto poche settimane fa ricorda le sue parole: «Peccato», diceva agli amici. Poi la fine o meglio il passaggio, come preferiscono dire gli amici. «Nel mondo dei giganti buoni e dei veri samurai».
Maurizio Silvestri
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