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Livorno

Coronavirus, il primario di malattie infettive: «Tamponi inutili a chi non ha sintomi, chi non è grave va curato a domicilio»

Andrea Rocchi
Coronavirus, il primario di malattie infettive: «Tamponi inutili a chi non ha sintomi, chi non è grave va curato a domicilio»

Il dottor Sani: «Le mascherine non servono nella vita quotidiana, non prevedo scenari apocalittici». Ecco Come difendersi

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LIVORNO. In ospedale solo i casi più gravi, gli altri si curano a casa. Anche perché occorre tutelare al massimo i presidi sanitari. I tamponi mancano? Non è vero. Ci sono, ma vanno fatti solo a coloro che presentano sintomi. Le mascherine? Inutile indossarle se non siamo a contatto con malati. Evitare luoghi affollati? A Livorno, come nel resto della Toscana, non ce n’è motivo.

Spartaco Sani, responsabile dell’unità di Malattie Infettive dell’ospedale di Livorno, è stato ascoltato ieri mattina in audizione dal consiglio comunale. Era stato invitato a illustrare ai consiglieri l’attuale situazione del coronavirus, le modalità di prevenzione attuate dalle autorità sanitarie nazionali, regionali e locali e i corretti comportamenti raccomandati ai cittadini.

Ed ha risposto puntualmente alle domande, partendo da una personale considerazione: “Non sono uno scienziato, faccio il medico, ma posso dire che questo virus ha una capacità di trasmissione simile all’influenza e si diffonde per via respiratoria. Cosa succederà? Non mi aspetto scenari apocalittici». Pur non sottovalutando la gravità della situazione Sani ha lanciato messaggi rassicuranti ai cittadini livornesi. Anche alla luce dei dati che indicano come “l’indice di mortalità del Covid-19 sia basso, in Cina nella zona “rossa” del Wuan del 3%, l’80% degli affetti abbia sintomi banali, ma esistono anche forme asintomatiche in alcuni contagiati. Solo un 20% - ha ricordato l’infettivologo - va incontro a sintomi respiratori importanti”.

Come si comporta la struttura sanitaria per contrastare e prevenire il virus?

“Ci atteniamo nella valutazione dei pazienti alla definizione di caso sospetto”, ha detto Sani. “Intanto chiariamo che il tampone non va fatto a chi non ha sintomi. Se c’è un fattore di rischio perché uno proviene da una zona del contagio ma non ha sintomi, va in quarantena domiciliare, viene controllato dal Dipartimento di Prevenzione e se non ci sono manifestazioni del virus dopo 14 giorni ha concluso il controllo».

«E’ molto importante anche la gestione dei pazienti - ha aggiunto -. Prendiamo il caso della famiglia di Rosignano che è in quarantena. Se non hanno alcun disturbo non gli si fa nulla. Se qualcuno presentasse dei disturbi gli si fa il tampone e se risultasse positivo è opportuno che questi pazienti rimangano al loro domicilio. Perché in ospedale devono venire i pazienti gravi o comunque quelli che hanno una gestione per cui non si può far a meno dell’ospedale. Questo perché la facile trasmissibilità del virus mette a rischio gli ospedali». I sintomi sono quelli “di uno stato febbrile, tosse, difficoltà respiratoria e nei 14 giorni precedenti dall’insorgenza di questi sintomi abbia fatto viaggi in Cina, contratto stretto con persone affette o qualcuno che ha lavorato all’interno di strutture con questo tipo di infezione”. Sani ha poi invitato a non farsi prendere dal panico, non essendoci motivi, ricordando come l’ospedale di Livorno abbia dovuto rispondere a telefonate di genitori preoccupati perché il figlio si era fermato in treno a Codogno. Ho qualcuno aveva partecipato alla gita ciclistica a Mira. O era stato ad un concerto a Milano. Questi non sono casi sospetti”, ha

Chi deve preoccuparsi più di tutti? «Proprio gli operatori sanitari - dice Sani - che hanno contatto stretto con i pazienti positivi, così come gli operatori di laboratorio». Quelli dove si fa il test sono quelli universitari (Pisa, Siena e Firenze) mentre i tamponi si fanno in qualsiasi ospedale. «E’ vero - ha detto Sani, rispondendo ad una domanda della consigliera della Lega Vaccaro - c’è una grande richiesta di tamponi, ma non è vero che mancano». Semmai, in attesa che venga commercializzato un kit diagnostico, se la situazione dovesse peggiorare, dotare il laboratorio di Livorno e quello di Lucca del test, accorcerebbe di molto i tempi (trasferimento del tampone a Pisa) e migliorerebbe l’organizzazione e la gestione degli esami. Il tampone? «Inutile a chi non ha i sintomi». «Ed io non penso che l’asintomatico trasmetta». Quanto al caso delle mascherine, andate a ruba, Sani ha assicurato: «Nella vita quotidiana non servono a nulla».


 

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