Il Tirreno

Livorno

«Un destino infame si è preso il tuo sorriso»: in mille davanti al mare per l’addio a Michele

Federico Lazzotti
«Un destino infame si è preso il tuo sorriso»: in mille davanti al mare per l’addio a Michele

L’ultimo saluto al trentatreenne scomparso tragicamente in Messico: sulla spiaggia del Boccale fiori, abbracci e le lacrime di parenti e amici 

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LIVORNO. Per fortuna c’è il rumore del mare a coprire, un poco, questo dolore insopportabile: i singhiozzi degli amici, il sorriso spento dalle lacrime della compagna, il coraggio di babbo Alessandro e della sorella Anna che ringraziano, abbracciano e si fanno abbracciare. E quasi cercano di sostenere chi voleva bene a Michele Arimondi e non si spiega l’assurdità e l’ingiustizia che è morire a soli 33 anni durante una battuta di pesca mentre si è in vacanza dall’altra parte del mondo.

Ci sono il mare che amava e gli scogli che l’hanno visto crescere davanti all’altare di fiori e di legno costruito sulla spiaggia del Boccale – dove per anni ha lavorato – e oggi è un santuario per dirgli arrivederci, fai buon viaggio amico mio: una croce che somiglia a una tavola da surf piantata tra i sassi e pronta a solcare l’onda migliore. Sopra un messaggio, un’incisione, moderno epitaffio tra le rose rosse e un girasole: «A Michele... Prima l’alluvione ti prese la sdraio e l’ombrellone, poi la Capitaneria che ti prese il bar e te lo portò via... Adesso l’infame destino che si è preso il tuo sorriso, la tua gentilezza e il tuo buon umore lacerando a noi il cuore».

Un quaderno celeste, come il mare, è poggiato vicino all’urna dove c’è una bella foto di Michi; dietro un filo di nylon con appese esche e galleggianti colorati con i quali adesso potrà catturare i pesci più grandi del cielo. Chi trova le parole prende la penna e lascia un saluto, una preghiera, un ricordo: le uscite insieme tra le onde, il caffè preparato nel chiosco poco distante, le cene, le risate, i progetti. È una messa laica con mille anime diverse che salgono e scendono in silenzio da una strada bianca. Hanno raccolto l’invito di papà Alessandro e sono qui. «Michele sarà a Milano Malpensa alle 8 di lunedì – ha scritto sabato – Dalle 15 alle 17 sempre lunedì ci incontreremo a Marina del Boccale, per abbracciare tutti voi». E poi ha aggiunto al termine della cerimonia: «Un mare di Amore. Di questo era capace il mio amore. Amare. Anche nel suo silenzio. Per tutta la mia vita, tesoro mio».

Difficile, per quel che conta, ricostruire adesso quello che è successo domenica 16 febbraio nella laguna vicino a Puerto Escondido, in Messico, dove Michele era andato pescare insieme a due amici livornesi e al capitano dell’imbarcazione per partecipare a una gara iniziata il giorno precedente. Possibile – è la più plausibile della cause – che la canna del trentatreenne, costruita in fibra di carbonio e alta quasi tre metri, abbia urtato il filo dell’alta tensione che collega e dà elettricità al l’isoletta che si trova in mezzo alla laguna. Quello che è avvenuto dopo sono momenti tragici con i due compagni feriti e il capitano sbalzato in acqua dalla forza della scarica elettrica.

«Di questa storia – spiega tra le lacrime un’amica – l’unica cosa positiva è che sia tornato a casa, il resto è una tragedia immane, profonda». Come il mare che Michi amava e oggi fa rumore e non si capisce se per coprire il dolore degli amici oppure il proprio.

 

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