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Livorno

Qualità dell’aria, i dati a disposizione poco convincenti

Qualità dell’aria, i dati a disposizione poco convincenti

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LIVORNO. «Per certi aspetti Livorno è la pattumiera della Toscana. E più accentuatamente lo è stata almeno fino a un decennio fa in base al fatto che a Livorno e provincia (Rosignano e Piombino), si produceva il 50% del fabbisogno energetico della Toscana. Con riferimento alle due grandi centrali termoelettriche Enel e a quelle autoproduttrici di Eni e Solvay, alimentate con combustibili fossili». A dirlo è Paolo Cascinelli di Vivere in centro. « La parte del leone comunque spettava a Livorno in ragione del suo polo petrolchimico a tutt'oggi classificato nei SIN - spiega ancora - Certo è che negli anni del boom seguiti a quelli della ricostruzione, non si è tenuto conto dell'esiguità del territorio comunale accentrando un reticolo di attività inquinanti a ridosso del tessuto urbano». Poi osserva: «Il nostro maggior disappunto resta quello relativo all'indifferenza con cui questo tema viene trattato pur con le inevitabili ricadute ambientali sulla città. Aggiungendo che non ci convincono i dati sulla qualità dell'aria, che nessuna Agenzia regionale per l'ambiente può diffondere, per il semplice motivo che nelle zone a più alta esposizione, (il centro in generale e zona via Grande lato porto in particolare), non vengono rilevati. Da notare che l'organismo di competenza, che è la Provincia, è sprovvisto di misuratore per le Pm 2,5. Prima che entrasse in vigore la legge sull'obbligatorietà d'intervento sulle criticità da parte di regioni ed enti locali (2006), i dati di viale Carducci, unica centralina da traffico, registravano 120 sforamenti delle PM 10, le polveri sottili». —

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