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Proteste dei precari dello sport «Non abbiamo alcun diritto»

Gianni Tacchi
Proteste dei precari dello sport «Non abbiamo alcun diritto»

Istruttori di fitness, allenatori e preparatori atletici coinvolti Il segretario del Nidil Cgil Filippo Bellandi: «Settore pieno di problematiche»

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LIVORNO. Istruttori di fitness, allenatori e preparatori atletici, segretari delle società sportive dilettantistiche, assistenti a bordo piscina, anche chi lavora nel front office delle palestre. Sono i super-precari del mondo dello sport, collaboratori che rientrano in «un contesto tanto variegato quanto privo di diritti», come ripetono dal Nidil-Cgil di Livorno, che rappresenta e tutela i lavoratori di questo settore. Proprio il sindacato, nella giornata di ieri, ha organizzato due incontri nella sede di via Ciardi per fare il punto della situazione con i collaboratori sportivi di Livorno e provincia. «È un settore pieno di problematiche – dice Filippo Bellandi, segretario generale del Nidil-Cgil provinciale – il nostro obiettivo è accendere un faro su questo mondo sommerso, caratterizzato spesso da precarietà, sfruttamento e abusi. Siamo davanti a una vera e propria giungla». Alla doppia iniziativa di ieri, intitolata “Lavorare nello sport –

La fatica di non avere diritti” , hanno partecipato diversi collaboratori sportivi della zona, da chi lavora nelle palestre a chi ha contratti con più di una società sportiva: per rientrare in questa categoria, il compenso annuo deve essere inferiore ai 10mila euro lordi. «Si parla di centinaia di persone tra Livorno e provincia – aggiunge Bellandi – lavoratori che non hanno diritto alle indennità di malattia e maternità, inoltre per questa categoria non è prevista neanche l’iscrizione alla gestione separata dell’Inps. E quando si chiude la collaborazione, niente Naspi o Dis-coll».

I collaboratori sportivi alzano la voce e rivendicano i loro diritti. «Siamo continuamente sfruttati», dicono. Bisogna comunque fare una distinzione, sottolinea anche Bellandi, «tra le società con fatturati importanti che si approfittano dei lavoratori e le società più piccole, davvero in difficoltà per la mancanza di sponsor». Un mondo che potrebbe cambiare con la legge delega sullo sport. «La legge riguarda la ristrutturazione delle società e di conseguenza la riorganizzazione dei rapporti con i collaboratori sportivi – chiude il segretario generale del Nidil-Cgil – noi stiamo cercando di fare pressioni a livello nazionale, potrebbero esserci anche delle mobilitazioni». —

Gianni Tacchi

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