Gioco
A 81 anni sconfigge il tumore ma non la burocrazia
Liste d’attesa lunghe e l’anziana invalida va in clinica privata per la riabilitazione La denuncia delle figlie: «Ma così perde la priorità per avere assistenza pubblica»
A 81 anni ha affrontato e vinto la battaglia contro il cancro, ma non quella con la burocrazia. È la storia di un’invalida di Livorno operata a Pisa per un tumore al colon. L’intervento è riuscito e il male debellato, ma l’anziana ha bisogno di un ricovero in una clinica di riabilitazione. La lista d’attesa per le strutture pubbliche è lunga, così la famiglia mette mano al portafogli e si rivolge a una casa di cura privata. Ma quei 180 euro al giorno non risolvono il problema, anzi lo complicano: «L’Agenzia di continuità del territorio (Acot, ndr) ci ha comunicato che il ricovero presso privati farà perdere alla mamma la priorità nell’assistenza pubblica», raccontano le figlie Elisa e Rossella Zanobini.
«Questo succede a una persona invalida in Toscana, regione che si fregia di essere una delle migliori regioni per l’assistenza sanitaria», proseguono. Eppure l’anziana e la sua famiglia sono abituati agli ospedali e alle difficoltà legate a malattie ed età. E proprio la sanità toscana le ha a lungo sostenute con cure di prim’ordine, strutture e medici all’avanguardia. Nonostante un ictus, un infarto, problematiche ai polmoni e alla colonna vertebrale prima dell’operazione l’81enne aveva una vita dignitosa. «Aveva una mobilità fisica ridotta e con un’autonomia bassa ma, con tutte le attenzioni e gli aiuti necessari, era comunque in grado di provvedere alle attività essenziali come mangiare, lavarsi, spostarsi con un dispositivo», sottolineano le figlie. Poi arriva la nuova sfida da affrontare: un tumore al colon che, nonostante l’età, va operato. La signora e le sue figlie decidono di affrontare questa nuova sfida. E la vincono: «Non senza difficoltà iniziali, ma risolte grazie al lavoro impeccabile e altamente professionale del chirurgo, dei medici del reparto di chirurgia generale e dell’intero personale ospedaliero encomiabile sia dal profilo professionale sia umano». Le condizioni della signora sono stabili, ma risolto un problema ne emerge un altro. «Purtroppo non riesce più a muoversi autonomamente, la mente è molto più confusa e sono cominciate a comparire piaghe da decubito alla schiena», raccontano le figlie che, su consiglio dei medici, si rivolgono all’Acot. La soluzione proposta sono 8 sedute di riattivazione a casa, che sarà attrezzata per accogliere la paziente con un letto antidecubito, l’attrezzatura e l’assistenza di cui necessita. E per i tempi non c’è problema: «Finché la casa non sarà attrezzata, la signora potrà soggiornare in un ospedale di comunità. È sufficiente una richiesta del medico di famiglia», è la rassicurazione dell’Acot. Peccato che altre dodici persone siano già in attesa di essere ospitate nella struttura. Così le due figlie si rivolgono a una casa di cura privata al costo di 180 euro al giorno ma, oltre al danno, subiscono la beffa di perdere la priorità nell’ospedale di comunità. Insomma l’anziana disabile e la famiglia finiscono dalla padella alla brace, ma non si arrendono: «Per fortuna la mamma nella clinica privata ha ripreso a fare alcuni passi». –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
