Il Tirreno

Livorno

«Mi ha lasciato dopo tre anni, voglio morire»: salvato in extremis a 50 anni dai poliziotti

Stefano Taglione
Il punto dove l'uomo si sta per buttare (foto Marzi)
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Il punto dove l'uomo si sta per buttare (foto Marzi)

Livorno: aveva superato il parapetto vicino al parcheggio dei bus di Montenero e stava per lanciarsi nel vuoto. Intervento provvidenziale delle volanti 

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LIVORNO. Un secondo in più e sarebbe morto. «Aiuto, una persona sta per gettarsi nel vuoto». Sono quasi le 18 di lunedì 17 febbraio. Alla centrale operativa della polizia, in viale Boccaccio, arriva una chiamata concitata. Una persona, che sta passando in auto vicino al parcheggio dei pullman di Montenero, nota un uomo oltre il parapetto. È nel vuoto, sta per suicidarsi. I piedi in bilico sul cordolo di dieci centimetri, le mani sudate e in qualche modo aggrappate alla palizzata. Sotto un vuoto di 15 metri. «Venite, venite subito. Si sta per buttare».

Le volanti partono velocissime. Devono arrampicarsi verso il santuario, la strada è lunga e il tempo è poco. Potrebbe non bastare: non si sa se quando gli agenti saranno su, lui sarà ancora vivo. Bisogna fare il prima possibile. Dalla città due auto dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura, guidato dal commissario capo Claudio Cappelli, vanno su rapide. Nel frattempo viene allertata anche l’ambulanza: la sala operativa del 118 opta per la Misericordia di Montenero con il medico a bordo, la più vicina.

Le volanti sfrecciano senza sirene: se solo l’uomo le sentisse potrebbe lasciarsi andare per sempre. Nel frattempo non dice una parola al passante che ha chiamato il 113. Resta in silenzio. Così, mentre stanno per arrivare in zona, chi ha telefonato attende gli agenti poco distante, in modo da non farsi vedere ed evitare, soprattutto, che lui veda loro e si impaurisca ancor di più. Magari rischiando di perdere l’equilibrio e quindi la vita. «Si è sbracciato e le ha fatte fermare un po’ prima – racconta al Tirreno un altro testimone oculare, riferendosi all’arrivo delle volanti – perché se fossero scese fino al posteggio dei bus, passandogli alle spalle, lui le avrebbe viste e magari si sarebbe buttato giù. Uccidendosi. È stata una mossa ragionata, l’unica possibile per cercare di salvarlo».

Così gli agenti si fermano un po’ prima, lungo via Giovanni XXIII, e scendono a piedi lungo la strada. L’aspirante suicida, che si scoprirà essere un cinquantenne di Livorno, è ancora oltre il parapetto. Due poliziotti provano a parlargli da lontano. «Dai, è tutto a posto. Stai tranquillo, non succede niente». Si rivolgono a lui in modo amichevole, facendolo sentire meglio. «Mi sono lasciato dopo tre anni. Basta, voglio farla finita», ha poi risposto lui, evidentemente deciso a gettarsi nel vuoto.

Ma così non è stato. Era lì da qualche decina di minuti, forse non voleva buttarsi davvero. O forse stava cercando il coraggio di farlo. Fatto sta che mentre la prima coppia di agenti, arrivata a piedi dopo aver parcheggiato la macchina blu e bianca, cerca di farlo stare tranquillo, gli altri poliziotti lo afferrano di peso riportandolo dall’altra parte della palizzata, al sicuro. Lo immobilizzano a terra per evitare che reagisca e provi nuovamente a buttarsi nel vuoto. «Mi sono lasciato da tre anni, non ce la faccio più, volevo morire», si è giustificato.

I poliziotti lo calmano. Gli stanno attorno. Poi arriva un’ambulanza della Misericordia di Antignano che lo porta direttamente al pronto soccorso, per fortuna in codice verde: si tratta di un livello non grave dell’urgenza sanitaria. Tutto sommato sta bene, senza un graffio. In ospedale, medici e infermieri, cercano di fargli capire che la vita non è finita. Che si può andare avanti. Grazie agli angeli in divisa che lunedì pomeriggio, arrivando velocissimi, sono riusciti a riportarlo dalla parte giusta della palizzata. Quella della vita.
 

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