Gioco
Il commissario che censurò i nudi e chiuse l’esposizione a Parigi
Al Cisternino di città è stato ricostruito il vernissage del 1917 con la riproduzione del dialogo tra un ottuso agente e la gallerista
IL RETROSCENA
Parigi, 3 dicembre 1917, 50 rue Taitbout. La galleria Berthe Weill propone la prima mostra del pittore livornese Amedeo Modigliani. «Al vernissage – si legge nelle memorie della gallerista –, pubblico scelto. Il giorno dell’inaugurazione arriva. Cala la sera, luci a giorno. Un passante, al vedere tanta gente al negozio, si ferma incuriosito. Due passanti…tre passanti; si raduna una folla. Il caso volle però, che proprio di fronte alla galleria si trovasse il posto di polizia, diretto dal commissario Rousselot». Il suo nome resterà nella storia dell’arte come colui che ritenne scandalosi due nudi che cento anni dopo sarebbero stati venduti per 327, 2 milioni di euro. Al Cisternino di città, davanti a un pubblico numeroso, pieno di artisti, si celebra, analizza, commenta questa mostra, presentandone il catalogo curato dal giornalista Maurizio Mini e dal professor Umberto Falchini, edito da Erasmo, e supportato dall’associazione Franco Ferrucci. Eleonora Zacchi e Riccardo De Francesca, attori di razza, interpretano il surreale dialogo tra la gallerista, sconvolta da una tale mancanza di sensibilità artistica, e l’ottuso commissario.
Modigliani quel giorno non c’era, quasi avesse avuto qualche oscuro presentimento. «Terminò ancor prima di cominciare – spiega Falchini –, a causa di una mentalità chiusa, contraria alla cultura. I nudi nella storia dell’arte esistono fin dalla notte dei tempi, e sostenere che quella circostanza avrebbe portato problemi al comune senso del pudore, era una cosa falsa e ridicola». Che le ragioni fossero altre, considerando il periodo storico, non è da escludere. «Un pretesto dettato da ignoranza culturale spaventosa, certo, che quel commissario dimostrò di possedere. Tuttavia potrebbe esserci la componente razzista: si fosse trattato di un altro pittore, forse, la mostra non sarebbe stata bloccata. Una considerazione avvalorata dal fatto che la polizia non si limitò a togliere i nudi, considerati scabrosi, ma fece chiudere tutto».
Tre anni più tardi Modigliani muore, e le opere, lentamente, acquisiscono valori spaventosi. «Fino alla seconda guerra mondiale, i suoi disegni erano accessibili a tutti, e anche alcuni oli. Dopo diventa territorio per pochissimi collezionisti. Severini, per esempio, racconta che a Parigi, negli anni Trenta si poteva ancora comprare un Van Gogh, a cifre bassissime. Capitò l’occasione anche a lui, ma era talmente povero in canna, che fu costretto a rinunciare all’offerta». L’esposizione di Berthe Weill, è uno dei puntelli fondamentali, nella biografia di Modì. «Non credo che ne abbia accresciuto il mito – conclude il professore –. Quello è dovuto a coloro che lo hanno poi ritagliato in un certo modo. Invece Dedo era una persona come tutte, dipingerlo come un santino è sbagliato». 32 quadri erano stati appesi nella galleria: avrebbero dovuto rimanere esposti fino al 30 dicembre. Ancor oggi si può vedere il depliant originale impreziosito da un disegno in prima pagina. Ingiallito, struggente, meraviglioso. —
S.F.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google