Gioco
Morto a 33 anni folgorato in barca: nell’incidente feriti tre amici livornesi
Livorno: la scarica elettrica avrebbe sbalzato il comandante in acqua. Una canna da pesca sul natante potrebbe aver toccato i cavi
LIVORNO. Avevano appena affittato la barca per partecipare a una gara di pesca fuori dalla laguna di Puerto Escondido, in Messico. Quando all’improvviso – per cause che la polizia sta cercando di comprendere – una scarica elettrica avrebbe investito l’intera imbarcazione. Michele Arimondi, 33 anni, è morto all’istante. I tre amici livornesi, colpiti dalla scossa in maniera meno violenta, sono rimasti ustionati. Mentre il comandante, messicano, sarebbe stato sbalzato in acqua e salvato proprio da uno dei ragazzi, mentre gli altri cercavano di rianimare e riportare in vita Michele, il proprietario del chiosco-bar sulla spiaggia del Parco di Marina del Boccale, strappato alla vita troppo presto durante la vacanza in America.
Gli investigatori stanno cercando di capire come sia morto il giovane livornese. Una prima ipotesi – subito al vaglio degli inquirenti – è che domenica pomeriggio, il 16 febbraio, avesse perso la vita mentre impugnava la canna da pesca, dopo aver urtato con l’amo un cavo dell’alta tensione che passa sopra la laguna. Secondo una prima ricostruzione, però, questa non sarebbe l’unica ipotesi. Al vaglio delle forze dell’ordine ce n’è, infatti, pure una seconda. Che la barca affittata dalla comitiva abbia toccato, con la punta di una delle canne da pesca in carbonio posizionata in un alloggiamento in alto, gli stessi fili durante lo spostamento su un canale della laguna. E che quindi, la scarica, si sia propagata su tutto lo scafo, purtroppo investendo in maniera mortale l’imprenditore di 33 anni.
Fino a ieri sera – è quanto emerge da fonti vicini alla famiglia – la salma rimaneva ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria e gli amici che si trovavano in vacanza con lui avrebbero già partecipato alle operazioni di riconoscimento. Per il momento il padre, Alessandro Arimondi, la compagna del ragazzo e la sorella Anna sono rimaste a Livorno, in attesa di capire che cosa deciderà la magistratura. La speranza è che Michele possa tornare al più presto in Italia per l’ultimo saluto.
Nel frattempo a Livorno regna l’incredulità. Il trentatreenne, infatti, era un ragazzo molto attento e scrupoloso. Difficile che, pescando, abbia commesso un’imprudenza. «Era una persona molto cauta», lo ricorda Francesco Pagni, uno dei soci del Parco di Marina del Boccale che meglio lo conosce. «Apprendere questa notizia è stato tremendo – prosegue – perché io lo conosco da quando aveva 18 anni. Prima di lavorare da me come bagnino, aveva fatto un’esperienza analoga a Donoratico. Poi, insieme al padre, aveva iniziato a lavorare al chiosco, che ha poi preso in gestione da solo. Amava il Boccale, lo sentiva suo. Era molto legato alla spiaggia e alle persone che la frequentavano».
Il ragazzo, in inverno, amava fare lunghi viaggi. Appassionato di pesca – all’attivo aveva anche una lunga serie di successi e partecipazioni ai campionati italiani – era un surfista di prim’ordine. Quest’anno, insieme agli amici, aveva scelto di passare qualche settimana in Messico, mentre negli scorsi anni aveva optato per la Costa Rica. In passato aveva invece visitato l’altra parte del mondo, il Sud Est Asiatico, trascorrendo un periodo a Bali. Quando è rimasto a Livorno fuori stagione non rimaneva comunque con le mani in mano, lavorando come aiuto cameriere in vari ristoranti della città. «Amava viaggiare, era una bravissima persona – conclude Pagni – e se d’estate ci vedevamo tutti i giorni, d’inverno ci sentivamo in maniera più rarefatta. Era un grande amico, come tutta sua famiglia. Ciò che è successo ci ha scioccato, è stato terribile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
