Il Tirreno

Livorno

Barista muore a 33 anni mentre pesca in Messico: folgorato da una scarica elettrica

Stefano Taglione
Michele Arimondi, in una foto pubblicata sulla sua pagina Facebook
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Michele Arimondi, in una foto pubblicata sulla sua pagina Facebook

Livorno: Michele si trovava a Puerto Escondido con alcuni amici. L’amo è rimasto impigliato su un cavo dell’alta tensione

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LIVORNO. È stato ucciso da una scarica elettrica mentre era a pesca con gli amici. Nel modo più incredibile e sfortunato possibile, visto che lanciando la lenza della canna l’amo sarebbe rimasto impigliato nel cavo dell’alta tensione che passa sopra la laguna di Puerto Escondido, in Messico, dove si trovava in vacanza.

Tragedia in America Centrale, dove a 33 anni ha perso la vita il livornese Michele Arimondi, titolare del chiosco-bar sulla spiaggia del Boccale. La notizia è stata anticipata dal Tirreno in edicola martedì 18 febbraio. Il giovane è rimasto folgorato nel primo pomeriggio di domenica 16 febbraio, mentre alcuni amici che erano con lui sarebbero rimasti sì feriti dalla scarica, ma in modo non grave. Era il trentatreenne, infatti, a impugnarne il manico. Sul caso la magistratura messicana ha subito avviato un’inchiesta e nei prossimi giorni potrebbe essere disposta l’autopsia per stabilire con esattezza le cause del decesso. Arimondi abitava con la fidanzata in via della Fontanella, zona Grotta delle Fate, in passato aveva vissuto anche nel comune di Bibbona e durante l’inverno era solito trascorrere lunghi periodi all’estero, in particolare in Costa Rica. Amava viaggiare, la sua più grande passione insieme alla pesca. Stavolta aveva scelto di visitare il Messico e la sua compagna, con cui conviveva, avrebbe dovuto raggiungerlo fra qualche giorno.

Quindici anni fa, appena maggiorenne, iniziò a lavorare come bagnino sulla spiaggia di Marina del Boccale. Poco dopo, invece, con la sua ditta individuale aveva rilevato la gestione dello stesso chiosco dell’arenile attrezzato, diventando imprenditore e assumendo anche alcuni ragazzi che lo aiutavano nell’attività.

«Era un ragazzo d’oro, amato e benvoluto da tutti». A parlare è il titolare del Parco di Marina del Boccale, Enrico Camici. «Si dice sempre così quando una persona muore – prosegue il balneare – ma nel suo caso non si potrà mai affermare il contrario. Sempre sorridente, solare e socievole, sapeva stare a contattato con il pubblico meglio di ogni altra persona che io abbia mai conosciuto nella vita. Michele non ti dimenticheremo mai», conclude.

Figlio di Alessandro Arimondi, oltre al padre e alla fidanzata lascia la sorella Anna. I soccorsi, per quanto possibile, domenica sarebbero scattati nel più breve tempo possibile, ma purtroppo per il trentatreenne non ci sarebbe stato più nulla da fare dopo la violentissima scarica elettrica. Michele era un grande appassionato di pesca. L’ha praticata fin da bambino, non solo a Livorno, ma anche a livello sportivo partecipando negli anni Novanta a parecchie gare e ai campionati tricolori giovanili. Nel 2002, sempre nello stesso ambito, si era qualificato agli italiani riservati ai minori di 21 anni, ottenendo un ottimo piazzamento. Nell’ambiente è ricordato come uno dei più bravi pescatori sportivi della provincia di Livorno e dell’intera Toscana. Un talento e una passione che ha coltivato per anni, fino alla tragedia.

Lo sa bene Enrico Camici, che lo conosce da 13 anni. Ha scoperto la tragica notizia poco prima della mezzanotte di domenica scorsa. Michele, purtroppo, da qualche ora aveva perso la vita nell’America Centrale. «C’è poco altro da dire su Michele, era un grande viaggiatore e quando poteva andava a scoprire il mondo – continua l’imprenditore – So che le autorità messicane stanno indagando per comprendere le ragioni esatte della morte, a me hanno raccontato la stessa versione che hanno spiegato alla famiglia: un amo, rimanendo impigliato in un cavo dell’alta tensione, lo ha folgorato. Sembra incredibile, ma è proprio così. Non era in mare aperto, da quanto so, ma nella laguna di Puerto Escondido. Fra l’altro lui era un bravissimo pescatore, ha preso parte a tante gare, vincendole pure. Ora lo faceva per piacere. Per fortuna, i compagni in barca, si sono salvati. Io lo ricorderò sempre come un bravissimo ragazzo e un grande lavoratore, da giugno a settembre – conclude Camici – lui era qui nel suo chiosco».

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di Redazione web