Il Tirreno

Livorno

L’appetito dei ristoratori vien mangiando: «Super affari grazie a Modì, ma adesso?»

Simone Fulciniti
Jonathan Domenici, uno dei soci di “Allabona”, Antonio, Alberto e Monica Fidanzi “La volpe e l’uva”, Lucia e Ciro Valois, di “Mi siedo e gusto”, Enrico Catanzaro, dell’enoteca “Desiderio”, Mauro Morelli, Il Viandante, Franco Ciucci, titolare dell’Osteria della Venezia (Foto servizio Marzi)
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Jonathan Domenici, uno dei soci di “Allabona”, Antonio, Alberto e Monica Fidanzi “La volpe e l’uva”, Lucia e Ciro Valois, di “Mi siedo e gusto”, Enrico Catanzaro, dell’enoteca “Desiderio”, Mauro Morelli, Il Viandante, Franco Ciucci, titolare dell’Osteria della Venezia (Foto servizio Marzi)

Viaggio nei locali della Venezia tra la soddisfazione dei proprietari: «Da Natale in poi c’è stato un picco delle presenze». Turisti non solo italiani hanno preso d’assalto i tavoli. I piatti più gettonati? Cacciucco, baccalà ma anche cinghiale in umido  

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LIVORNO. Camminando per le vie della Venezia verso mezzogiorno e mezzo, è impossibile non essere avvolti dall’odore gustoso che proviene dalle cucine dei vari ristoranti: all’interno sono tutti indaffarati, c’è un ricambio continuo di clienti affamati, gente che arriva da ogni dove e, dopo (o prima) aver visitato la mostra, vuol completare la pratica assaggiando i prelibati piatti della tradizione labronica.

L’impressione dell’ultimo weekend targato Modigliani, è quella del tutto esaurito in ogni ordine di posto. E, viste le giornate particolarmente soleggiate, tanti sono i locali che allestiscono tavoli e sedute all’aperto: opportunità che, chiaramente, vengono prese d’assalto.

«Un grande successo – dice Franco Ciucci, titolare dell’Osteria della Venezia –, che ci ha portato tanto movimento. L’unica cosa che il cliente lamenta è la mancanza di parcheggi: ed essendo i vecchi macelli completamente liberi, la nostra proposta sarebbe di adibirli a tale scopo. Da metà dicembre, pranzo e cena, sempre “a tappo”. Non solo toscani, anche gruppi da fuori. Sono certo che questa ondata positiva sarebbe potuta durare ancora parecchio. Per il futuro, al museo, ci vuole qualcosa di pari livello, che possa far continuare questo flusso. Cacciucco, baccalà, Riso nero, vanno via come il vento».

Anche al “Viandante”, in atto le grandi manovre. Gente che entra, gente che esce, chi si ferma a guardare le proposte culinarie, chi decide di sedersi direttamente e procedere all’ordine. «Ultimamente – spiega Mauro Morelli-, da dicembre in poi è andata sempre bene. Super afflusso: nel fine settimana tra giorno e sera non ci sono differenze, il pieno. Spesso siamo rimasti aperti anche tutto il giorno, c’è sempre stato un notevole ricambio. Alcuni prenotano, si organizzano prima di entrare. Emiliani, piemontesi liguri, persone del nord, divorano il nostro baccalà con i porri».

Stessa musica alla “Volpe e l’Uva”: qui, per parlare coi titolari, occorre un’impresa da aggiungere alla loro squisita disponibilità. «Ci abbiamo creduto fin dall’inizio – sottolinea Antonio Fidanzi – applicando uno sconto del dieci per cento a tutti coloro che presentano il biglietto. Anche se la cifra risparmiata è contenuta, i visitatori gradiscono il pensiero. Siamo stati antenna per sentire gli umori, dei tanti clienti anche stranieri: israeliani, turchi belgi francesi, tedeschi, danesi, svizzeri, solo per fare qualche esempio. Grande richiesta per il cacciucco 5C, e per il baccalà alla livornese. Tendenzialmente è gettonatissimo, il sabato a pranzo».

Jonathan Domenici è uno dei soci di “Allabona”: «Qualcosa di super è accaduto in questi mesi a Livorno. I clienti che vengono da Roma, Milano, da Firenze non si contano più. A ridosso delle vacanze di Natale, c’è stata la vera svolta. Pranzo e cena ai weekend, sovente esauriti: e ci sono anche dei buoni giorni infrasettimanali. Da bravi ristoratori toscani, e solo toscani, il nostro pezzo forte è il cinghiale con le olive: va a ruba».

Sorridente anche Enrico Catanzaro, dell’enoteca “Desiderio”. «Sicuramente un notevole incremento di lavoro, ma credo sia importante sottolineare il lustro che la mostra ha dato alla zona, al quartiere e sopratutto alla città. Chi arriva da Cagliari, chi da Udine, Tarvisio, Montalcino, roba da non crederci. Cacciucchi, fritture, spaghetti allo scoglio, hanno dominato i pranzi del fine settimana. Un incremento minimo di venti di persone anche nei giorni normali, un bel respiro di sollievo. Speriamo che non si tratti di un fuoco di paglia, e che un’altra mostra possa arrivare quanto prima».

Concludono la rassegna (ma ce ne sarebbero altri), Lucia e Ciro Valois, di “Mi siedo e gusto”: «Parecchio lavoro in più – affermano-, tanta gente a pranzo, con accenti che vanno dal nord fino al profondo sud. Noi proponiamo i nostri punti di forza: antipasto misto partenopeo, orecchiette vongole e tarallo. Purtroppo, e per fortuna, non abbiamo avuto neppure il tempo di vedere l’esposizione Modigliani: ma è uno scotto che si paga molto volentieri. Sarebbe importante che il museo continuasse a lavorare, per l’indotto che favorisce tutti i locali della zona, ma non solo». Insomma, anche per i ristoratori l’appetito vien mangiando...
 

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