Gioco
Il sindaco su via Aldo Santini: «Ben venga l’idea di intitolare una strada al giornalista, vedremo come fare»
Salvetti accoglie positivamente la proposta di Manfellotto per omaggiare chi ha tenuto viva la memoria della città
LIVORNO. «Aldo Santini l’ho conosciuto personalmente. Era ormai nell’ultima parte della sua vita e, dopo una lunga carriera da inviato speciale, si stava occupando di far riscoprire a noi livornesi la nostra memoria. L’idea di intitolargli una strada? Posso assicurare che c’è la massima disponibilità». Il sindaco Luca Salvetti ritorna al suo passato da giornalista per rievocare di fronte al taccuino del cronista un grande giornalista livornese: un raccontatore di storie, anzi un cacciatore di storie, con cui Salvetti aveva parlato per una intervista.
«E’ vero che c’è carenza di strade da intitolare, – aggiunge – gli uffici del settore toponomastica ce l’hanno detto ma troveremo una soluzione. Fa parte degli obiettivi che ci siamo dati questa scelta di dedicare spazi della nostra città ai nomi di chi l’ha fatta grande e l’ha resa illustre: rientra in una strategia di riscoperta della memoria e delle tradizioni che ci fa sentire comunità. E’ il giusto omaggio a chi è stato ujn personaggio di primo piano ma è anche un’idea declinata al futuro con questo senso di identità». Poi aggiunge: «Vedremo come fare: potrebbe essere una proposta che passa dal consiglio su iniziativa di qualche gruppo o capirò se possiamo farlo noi giunta di nostra iniziativa. Sta di fatto che, facendo i passi procedurali previsti, valuteremo quest’idea interessante».
Aldo Santini aveva fatto per “L’Europeo” e per “Oggi” l’inviato speciale a giro per il mappamondo: con i biglietti già pronti all’aeroporto in vista del prossimo imbarco, con la “lettera 22” d’ordinanza perché mica c’erano smartphone e i-pad. Come quella volta che in America Latina finì in galera insieme al fotoreporter Ferdinando Scianna, grande firma italiana fra i mostri sacri in casa Magnum, che lo ha affiancato in tanti servizi. Ancora oggi nell’enorme archivio web di Magnum ci sono una decina di immagini di Santini, tre delle quali in bianco e nero in Cile nel ’71. E’ un peccato, invece, che nel grande magazzino di parole in forma di web non sia rimasto niente dell’archivio delle annate dell’ “Europeo” che avrebbero molto da dire anche oggi: il link finisce per perdersi su un sito japan.
Eppure il giornalista Bruno Manfellotto venerdì lanciando nella conferenza degli Amici dei Musei e dei Monumenti livornesi la proposta di intitolare a Aldo Santini una via o una piazza non aveva fatto riferimento alla stagione in cui Santini è stato una firma di punta dei grandi rotocalchi nazionali bensì, al contrario, a quando nell’età della pensione ha speso l’ultima parte della sua lunga esistenza utilizzando sulla “sua” Livorno i ferri del mestiere di giornalista e la sua facilità di raccontare. Sia chiaro, non solo una operazione nostalgia per sdolcinare nel ricordo qualsiasi passato: al contrario, basta andarsi a rivedere i libri dedicati ai due Modigliani incompresi – Amedeo il genio dell’arte e Menè il leader socialista – per intuire che Santini non lisciava per il verso del pelo né gli interlocutori né i livornesi.
Adesso vedremo che piega prende l’idea di intitolargli una strada. A lui, quell’Aldo Santini che per un capriccio del destino a Livorno aveva messo radici in strade intitolate l’una a un giornalista e l’altra a uno scrittore, entrambi manco a dirlo livornesi. Per lunghi anni ha abitato non lontano dalle scuole De Amicis, in via Pietro Coccoluto Ferrigni, pseudonimo Yorick figlio di Yorick, avvocato, scrittore e penna brillante, fra i fondatori del quotidiano “Il Fanfulla” (sul cui supplemento baby Carlo Collodi pubblicò a puntate “Pinocchio”). L’ultima fase della vita l’ha passata in un palazzo a due passi dalla Villa del Presidente che si affaccia sulla via intitolata a Giovanni Marradi, scrittore e poeta.
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