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Omicidio Raucci: la Cassazione conferma la condanna a Balzano
tirrenia. La Cassazione ha confermato nella tarda serata di mercoledì le condanne dei responsabili dell’omicidio di Giuseppe Raucci, il broker di droga ucciso il 9 dicembre 2015 in un residence di Tirrenia e il cui cadavere fu trovato il giorno dopo nella bauliera della sua Citroen C1 parcheggiata all’uscita di Ginestra Fiorentina della Fi-Pi-Li.
Confermata dunque la condanna a 20 anni di reclusione per il pratese Giovanni Zaccuri, esecutore materiale e reo confesso, a 18 anni, 7 mesi e 10 giorni per il livornese Carmine Balzano e a 17 anni, 3 mesi e 10 giorni per l’altro pratese Emilio Tropea, che dovevano rispondere dell’accusa di omicidio in concorso. C’era un quarto imputato, il livornese Yuri Cambi, che in appello era stato condannato a 14 anni anche grazie alla sua collaborazione, ma nel frattempo è deceduto. Tra gli imputati figurava anche Vincenzo Raucci, il fratello della vittima, difeso da Sabrina Serroni. Per lui la Cassazione ha annullato la condanna (6 anni in primo grado, 4 in appello) per spaccio di droga. La sua posizione sarà nuovamente esaminata dalla Corte d’appello. Altri annullamenti hanno riguardato imputati minori per i reati di droga.
La sorte di Giuseppe Raucci, originario di Prato e residente a Camaiore insieme alla moglie e alla figlia, fu decisa da una consegna di droga finita male. I due calabresi trapiantati a Prato (Zaccuri e Tropea) gli avevano affidato 35.000 euro per acquistare tre chili e mezzo di cocaina da alcuni trafficanti colombiani. Raucci però era stato fregato: raccontò che gli avevano fatto assaggiare cocaina purissima ma che poi gli avevano rifilato un pacco con tre chili di zucchero. Un peccato imperdonabile per un broker che deve rispettare gli impegni. Ma probabilmente a decidere la sua condanna fu il suo rifiuto di risarcire i suoi committenti, nonostante il fratello Vincenzo fosse disposto a vendere la casa per evitare guai. Raucci fu attirato nel residence di Tirrenia per un chiarimento e troppo tardi si accorso che di essere finito in una trappola. Sei mesi dopo scattarono gli arresti. —
Paolo Nencioni
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