Gioco
Sull’impianto Eni la frenata è trasversale: «No al progetto imposto da Firenze»
Dopo il sindaco anche la candidata M5s in Regione Galletti chiede garanzie e partecipazione. Il no degli ambientalisti
LIVORNO. Non si può pensare che il rigassificatore di Eni, che a Firenze danno già per scontato ed anzi ritengono strategico nel nuovo piano regionale dei rifiuti, passi sopra la testa di Livorno e dei livornesi. Questo, in sostanza, è quanto ha detto martedì il sindaco Salvetti in risposta al collega Dario Nardella che al convegno di Confcooperative aveva addirittura “sponsorizzato” l’impianto come esempio di economia circolare. E forse non è un caso che dentro l’operazione, oltre ad Eni, c’è Alia il gestore di rifiuti della Toscana Centrale controllato per il 58,8% proprio dal Comune di Firenze, di cui Nardella è sindaco.
All’indomani della polemica, Salvetti raccoglie consensi trasversali. Mentre sui social in tanti appoggiano la sua decisa frenata (“ci sono ancora alcuni aspetti da chiarire”, ha detto il sindaco), quel che emerge dalle reazioni è che Firenze non può far pagare solo a Livorno la responsabilità di smaltire e trattare rifiuti di mezza Toscana e più. Lo dicono gli ambientalisti (per primi quelli del comitato Rifiuti Zero, che parlano di “inceneritore” con ricadute ambientali pesantissime), lo dice la Lega attraverso il consigliere comunale di Livorno Di Liberti che accusa la Regione di voler fare diventare Livorno “la pattumiera della Toscana”, lo dice la consigliera regionale del Gruppo Misto Monica Pecori (“la Regione ha già deciso in barba alla sbandierata partecipazione, scrive su Fb)), lo dicono i 5 Stelle. Per prima la candidata alle regionali Irene Galletti che risponde a Nardella.«Si parla dell'impianto di Livorno, e ora lo vediamo sul giornale come se fosse la panacea di tutti i mali e la soluzione a una serie di problemi: prima di dire questo ci sono tre aspetti che devono essere chiariti». E nello specifico per Galletti serve "innanzitutto la garanzia riguardo all'impatto ambientale che questo avrà sul territorio di Livorno, già pesantemente inficiato da altri aspetti”.
«Secondo - continua Galletti - ci vuole la garanzia di partecipazione, dal Ministero all'ultimo dei cittadini che abita nella zona, per quanto riguarda l'informazione, la conoscenza e la condivisione di tutti gli aspetti che riguarderebbero l'eventuale costruzione dell'impianto. Il terzo il “ripianamento” dal punto di vista ambientale, che deve essere non a bilancio pari ma a bilancio positivo: cioè eventuali opere compensative devono arrivare a migliorare la qualità dell'ambiente e della situazione dei cittadini della zona». Preoccupa soprattutto l’incertezza sul progetto che Eni chiama rigassificatore. Quel che si sa è che all’interno dei 170 ettari del complesso chimico dovrà nascere un impianto capace di trattare 200.000 tonnellate di ecoballe e plastiche non riclabili attraverso un processo chimico con la produzione un “syngas” ricco di idrogeno e ossido di carbonio, in ambiente chiuso e senza emissioni in camino,da cui ricavare metanolo. E ciò grazie ad un accordo tra Eni e Maire Tecnimont. Sia Salvetti che il sindaco di Collesalvetti Antolini, avevano chiesto garanzie esprimendo estrema cautela.
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