Gioco
La pittura a Livorno negli anni di Modigliani e la scuola di Micheli
Conversazione alla galleria Le Stanze, parlando degli amici di Dedo e delle lettere di affetto e ammirazione per Natali, Ghiglia, Razzaguta e Benvenuti
LIVORNO. La pittura a Livorno negli anni di Modigliani: alla galleria Le Stanze (in via Roma), Giacomo Romano e Valeria Falleni, conversano con i numerosi intervenuti su questo tema assai interessante, prendendo spunto dall’esposizione dedicata agli amici di Dedo nei ruggenti anni giovanili, allestita collateralmente alla mostra del museo della città. «E’ necessario - spiega Romano- , far vedere cos’era Livorno negli anni che Modigliani ci ha vissuto, respirandone l’aria e formandosi culturalmente. Il gruppo di amici pittori, una parte importante nella sua vita, erano il mondo che vedeva: espressione umana di quel periodo storico». Romano evidenzia l’importanza che ebbe la scuola di Guglielmo Micheli, come punto di aggregazione. «Luogo di riunione di questi ragazzi, tutti nati intorno al 1880, all'epoca diciottenni. Di Micheli, Amedeo, come si evince da una lettera che inviò al grande amico Oscar Ghiglia, non aveva una grande stima, lo riteneva uno dei tanti». Tuttavia il maestro, non imponeva una linea, dava a ciascuno la possibilità di sviluppare un proprio linguaggio: nacquero i labronici del '900 la terza generazione della macchia. « Come scrive Sgarbi, illuminandola, questa pittura è una cosa solo labronica. Non ha un movimento». Ma chi erano questi pittori, alcuni dei quali tanto cari ad Amedeo ? «Renato Natali - continua Romano-, personaggio notevole, forse il più rappresentativo ed originale. Pitturava lo stesso soggetto in ore diverse della giornata, come Monet. Osservava i simbolisti. Nei notturni pose in evidenza il suo animo». E poi, Oscar Ghiglia, secondo Modigliani «un’artista che carica luce e contrasti cromatici. Coglie il momento della vita, limitato», Lloyd, che dopo il divisionismo, passò ad una fase smaltata, mettendo in evidenza ciò che voleva rappresentare, Giulio Cesare Vinzio, uno dei pochi citati nelle lettere di Modigliani: Dedo chiede di lui, e di un quadretto al quale stava lavorando. «Parole che confermano affetto e ammirazione per i suoi compagni, che si stanno formando: questo vedeva e di questo parlava». In mostra anche Gastone Razzaguta, con i suoi personaggi caricaturali e Gino Romiti, «che in quegli anni guarda all’Europa». E Benvenuto Benvenuti, convinto esponente del divisionismo. —
Simone Fulciniti
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