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Ispettorato del lavoro, Spella lascia il timone Arriva Michela Tarabella
LIVORNO. Cambio al timone della direzione territoriale dell’Ispettorato del lavoro di Livorno. L'ing. Riccardo Spella ha lasciato l’incarico che ricopriva dal 2014 sull'area di Livorno e dal 2017 (per l'accorpamento) sull'area vasta Livorno-Pisa. Al suo posto è arrivata Michela Tarabella, ex direttrice dell'ufficio di via Cisanello prima di approdare a La Spezia (dove è andato proprio Spella). Spella era approdato al capoluogo labronico dopo una lunga serie di reggenti ad interim e ha vigilato sulle trasformazioni del tessuto lavorativo dalla sede di via Fiume.
Nell'intervista di commiato concessa a Il Tirreno racconta di «una Livorno costituita principalmente da un porto in via di riorganizzazione e sviluppo, che sarà volano di occupazione». Un porto in cui ha compiuto 12 ispezioni grazie al protocollo regionale avviato nel 2018, dovendo tuttavia constatare che «da questo punto di vista non ho visto grandi cambiamenti».
Spella ha coordinato il trattamento di varie vertenze (tra cui Delphi, Trw e call center), e ha contrastato elusione e evasione fiscale, coop spurie e lavoro nero, caporalato e irregolarità legate al reddito di cittadinanza.
Ma la sua valutazione complessiva su Livorno rimane comunque di «un tessuto provinciale ottimo in cui però la fatica inizia a farsi sentire, in cui l'agricoltura procede bene e il turismo pure anche se potrebbe "vendersi" meglio». La «crisetta» labronica, come la definisce il capo ispettore Antonio Moschetta, è (purtroppo) ben rappresentata dal sempre affollato sportello di via Fiume: «Le due principali problematiche sono gli stipendi non pagati e gli orari di lavoro: se il lavoratore sospetta un problema corre subito da noi. L'ispezione però spesso arriva tardi, quando l'attività sta ormai chiudendo o ha già chiuso i battenti, e quando arriva magari non trova la collaborazione del lavoratore per paura di ritorsioni da parte del datore».
Una problematica che Spella imputa da un lato al «recente inserimento di realtà cooperative non livornesi», e dall'altro ai limiti dettati dalla legge sia in termini di "potere" («l'ultima parola spetta sempre al giudice», puntualizza) che di "panchina corta": «Facciamo verifiche capillari nonostante le poche risorse di cui disponiamo, dovute alle carenze di organico derivate dal blocco delle assunzioni e da quota 100».
Ma a fine anno - dice - entreranno in forze nuove unità di personale anche per Livorno, tra ispettori legali e funzionari e le ispezioni aumenteranno.
Matteo Scardigli
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