Il Tirreno

Livorno

la difesa 

«Con noi Casalp ha guadagnato Pagavamo 103 euro ogni mese»

S.T.

Nonostante l’alloggio occupato Enel ha permesso loro di attaccare l’energia elettrica «Per l’acqua ce l’hanno impedito così abbiamo tagliato i tubi»

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livorno. «Noi a Casalp non abbiamo mai creato problemi. Anzi: dopo aver occupato l’alloggio della Chiccaia, murato e destinato alla demolizione e non certo alla riassegnazione in graduatoria, per cinque anni abbiamo pagato 103 euro al mese di indennizzo. Soldi che l’istituto per le case popolari, altrimenti, non avrebbe mai riscosso».

A dirlo sono Adam Ben Nasr e Valentina Sannino, che con i loro due bambini di cinque e tre anni fra meno di due mesi (precisamente il 30 marzo) dovranno lasciare l’appartamento dell’hotel Giappone, in via Gazzarrini, nel quale sono stati temporaneamente collocati dopo lo sgombero di Shangai. «E guardate, se quel giorno non si sono verificati disordini – dicono – è perché noi abbiamo chiesto alle persone del quartiere di non aiutarci. Tutti volevano darci una mano per impedire l’operazione della polizia municipale, facendo in modo che restassimo lì, ma abbiamo lasciato spontaneamente l’alloggio».

La coppia, che ora vive in un appartamento già arredato e con una stanza in meno rispetto a via Nino Bixio, ha lasciato gli arredi a Casalp, che li ha collocati in un fondo di via Giordano Bruno, in Corea. «Ci hanno concesso di tenere lì la mobilia per 15 giorni, poi se ne disfanno – racconta Adam – ma la cosa che mi fa più rabbia è che ho dovuto chiamare tre volte il centralino per capire dove fosse stata radunata. E lì per lì neanche lo sapevamo. Poi un dipendente, molto gentilmente, mi ha aiutato e ci ha spiegato che se non la prenderemo entro giovedì, rischia di sparire. È una regola che vale per tutti. Bisogna fare presto».

La famiglia livornese non ci sta a passare per abusiva. O meglio: abusiva era sì l’occupazione. Ma durante questo periodo, oltre a pagare l’indennizzo («anche quello di gennaio, quando siamo stati sgomberati»), ha versato il canone Enel tentando di mettersi in regola anche con l’acqua e la spazzatura. «Asa ci hanno detto che non era possibile attaccare il servizio idrico in un alloggio occupato, quindi abbiamo tagliato i tubi – spiegano – mentre la Tari non ce l’hanno mai intestata, nonostante le nostre sollecitazioni. Per il gas, invece, abbiamo preferito comprarci le bombole».

In virtù della vecchia legge regionale, quella al tempo dell’occupazione del febbraio 2015, la coppia dopo lo sgombero ritiene di avere diritto a un contratto di due anni (più altri due) a partire dal 30 marzo, da quando dovrà lasciare gli appartamenti dell’hotel Giappone. In questi giorni sono in corso delle trattative fra il loro avvocato e Casalp. Che non è detto vadano a buon fine. «Ad oggi non sappiamo niente – concludono – e la speranza è quella di non finire in mezzo a una strada. Siamo persone oneste, lo abbiamo dimostrato». —

S.T.

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di Redazione web