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cronaca

Giulio Cesare e il potere rileggendo Shakespeare è Bruto il politico perfetto

Associazione Culturale Vergo: un’interessante rivisitazione della celebre opera con la compagnia Angelus Novus 


11 febbraio 2020 Roberto Riu




“Gli uomini sono talvolta padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma di noi stessi che siamo degli schiavi. ”: le parole di Cassio rivolte a Bruto per convincerlo a partecipare alla congiura tirannicida sono fra le più note citazioni tratte dal “Giulio Cesare”, un vero classico, la celebre ed immortale tragedia di William Shakespeare che andrà in scena sabato e domenica al Teatro “Enzina Conte” del Centro Culturale “Vertigo” (via del Pallone 2) offrendone al pubblico un’avvicente rivisitazione con la compagnia teatrale “Angelus Novus” di Genova. «Quello che mi ha colpito – spiega Marco Conte, direttore artistico del Vertigo – è vedere questa commistione fra una rivisitazione molto audace con degli attori che recitano nella maniera classica. Una contaminazione fra classico e moderno che mi ha molto impressionato perché ho visto che dietro questo lavoro c’è uno studio, non solo sul testo, ma pure una buona formazione dal punto di vista recitativo».

L’azione scenica si svolge tutta in un’officina/segheria dove gli attori lavorano il legno ed il metallo, ma dove i prodotti che nascono dal loro faticare non sono mai finiti, sono solo accennati, abbozzati, inutili, superflui. Gli attrezzi, flessibili, troncatrici, trapani e seghe circolari vengono usati più come strumenti musicali che come utensili messi in funzione al servizio della realizzazione di un’opera. Da lì emergono i versi shakespeariani e le ambizioni dei protagonisti storici (Giulio Cesare, Calpurnia, Porzia, Bruto, Cassio, Casca, Longino, Marco Antonio, etc.) presenti nel dramma ed impersonati di volta in volta dai tre attori sulla scena ovvero Michele Spanò, Michela Gatto e Francesco Deri, che ha curato anche la regìa, la scenografia e l’adattamento della rappresentazione, mentre l’audio e le luci sono affidate a Emanuele Visconti ed i costumi sono opera di Cristina Gangale, Angela Giangreco, Marta Migliaccio e dello stesso Deri: «L’obiettivo – commenta Francesco Deri – è quello di riuscire a ricuperare la sensazione rispetto all’elemento narrativo, in questo caso la possibilità di cogliere l’occasione politica in cui il tirannicidio è la più estrema. E poi il contrasto fra i monologhi, quello di Bruto e quello di Marco Antonio. Un altro elemento è quello dell’identità ovvero cosa significhi assumere un ruolo attraverso la metafora del lavoro».

Ciò si ricollega inoltre alla necessità di coniugare pensiero ed azione. In tal senso è proprio Bruto che, volente o nolente, accorda la parola all’azione. È d’altronde l’unico personaggio del dramma sdi Shakespeare che non si perde in taluni meschini ed efficaci sentimentalismi, commemorazioni o congetture filosofiche. Bruto fa quello che dice. Stimava ed amava Cesare, ma al contempo era convinto che nessuno possa aspirare ad un trono in una repubblica. Dal che discende la sua convinta partecipazione alla congiura ed al tirannicidio. Completamente diverso è l’atteggiamento di Marco Antonio, avversario di Bruto ed anche lui grande amico dell’ucciso, che nel suo coinvolgente discorso rivolto alla tumultuante cittadinanza di Roma riesce con i suoi espedienti oratori a ribaltare la diffusa e crescente avversità della gente verso la figura di Cesare appena assassinato dai congiurati che, inizialmente considerati degli eroi, diventano così rapidamente l’obiettivo della vendetta dei popolani romani inferociti e quindi costretti a darsi alla fuga.

Info

Sabato 15 febbraio ore 21 e domenica 16 febbraio ore 17. Tel. 0586-210120; info@vertigoteatro.it www.vertigoteatro. it Il Teatro Vertigo è su Facebook. —

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