Il Tirreno

Livorno

l’allievo 

Gavazzi: «Ci diceva di studiare: prima conoscere e poi fare»

S.F.

Il pittore fondò nel 1947 la scuola Amedeo Modigliani e dal 1966 diventò docente della Libera accademia delle arti di Villa Trossi

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il colloquio

LIVORNO. «La base di tutto è il disegno tonale. Si comincia da quello per apprendere il tratto, per affinare le proprie capacità naturali e lo spirito di osservazione, per acquistare insomma la padronanza del mezzo tecnico necessaria ad ogni artista che si rispetti, che non sia cioè un improvvisatore o, peggio, un bluffista». Così parlava Voltolino Fontani, che nel 1947, fondando la scuola Amedeo Modigliani, cominciò la sua carriera di insegnante. Un ruolo per il quale era molto portato, e che proseguirà fino a quando le condizioni di salute glielo consentiranno. Tra gli allievi formati, Mario Gavazzi, che fu anche suo genero. Gavazzi ha dei ricordi lucidissimi. «La cosa importante - ci diceva -, è studiare i libri d’arte: occorre capire, conoscere prima di fare». Dal 1966 diventò docente (e in seguito presidente) della libera accademia delle arti a Villa Trossi. «Capitava che a fine lezione tornassimo a casa insieme. E quando gli altri andavano via, rimanevo a dipingere, e a approfittavo ancora un po’ dei suoi insegnamenti. Una volta, mentre pulivo la tavolozza, mettendo di lato gli scarti di colore, venne da me con la spazzola per recuperarli. Non capivo che ci volesse fare: ma un paio di ore dopo, prima di uscire, mi fece vedere che con quella roba, che io avrei buttato via, aveva realizzato un quadro straordinario. Lui era veloce, andava a colpo sicuro, senza mai tornare sulla pennellata. Pennellate di getto, di puro talento».Era molto esigente, perfezionista. «Per il disegno voleva la punta costante a due centimetri, pulita, perché il tratto doveva essere uniforme; passava tra gli allievi, con un righello, e controllava che fosse sempre a quel livello».

E poi un altro aneddoto gustoso e indicativo del personaggio.: «Ricordo una signora impegnata nella prova d’ingresso alla scuola che prevedeva un bassorilevo. Prima fece il disegno e poi, cominciò a fare la sfumatura col dito. Voltolino se ne accorse, la raggiunse di corsa e le strappo il foglio, dicendo : ”Lei queste cose qui da noi , non le fa. Qui lei deve fare il tratto in chiaro scuro; il volume, perché è importante”». Fontani era talmente esigente nei confronti di se stesso, che per prepararsi all’insegnamento, decise di frequentare a sua volta alcuni centri di formazione, e a tale scopo prese la patente di guida: prima a Cascina, poi a Pisa e infine la scuola di Nudo di Firenze. Avere quegli attestati gli dava maggiore sicurezza, voleva dimostrare alle figlie che anche il padre era capace di ottenere risultati concreti nella vita. «Un giorno dovevamo fare una natura morta con bottiglie - conclude Gavazzi - , e dalla mia posizione, non avevo la prospettiva perfetta. Così feci per muovere il cavalletto, ma Voltolino mi fermò. Quella era la mia visuale, da lì avrei dovuto dipingere». —

S.F.

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