Il Tirreno

Livorno

«Questo giornale era la tua casa», al Tirreno l’addio a giornalista Carlo Pucciarelli

Mauro Zucchelli
«Questo giornale era la tua casa», al Tirreno l’addio a giornalista Carlo Pucciarelli

Il saluto laico dopo la cremazione in mezzo a tanti ex colleghi, un ultimo abbraccio al cronista livornese che aveva modernizzato i quotidiani

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LIVORNO. «Il giornale era la sua casa». È così che la moglie Mara ricorda Carlo Pucciarelli, maestro di giornalismo per intere generazioni di cronisti, morto alle soglie dei 90 anni nella “sua” Antignano dopo una vita intera in una trincea fatta di carta stampata. La voce è schiantata dalla commozione nell’ultimo abbraccio di pareti e amici a Carlo nel salone del Tirreno, dopo la cremazione. Ma non c’è rimpianto in quelle parole, c’è semmai la condivisione dell’orizzonte del marito che non era solo una questione di mestiere quanto piuttosto una scelta esistenziale.

«Questa era la sua “chiesa” laica», aggiunge il nipote Matteo, anch’egli giornalista, per indicare che la sala conferenze di un quotidiano non è esattamente un ambiente canonico per l’addio a un defunto eppure sì, parlando di Pucciarelli non poteva essercene in realtà uno più indicato. «Per me – rincara – è stato cinque persone in una: è stato nonno certo e anche padre, è stato amico, è stato collega e lo sapete tutti il confronto che avevamo. Ed era un compagno: nel senso che mi ha lasciato anche quest’idea per cui la vita vale la pena di essere vissuta se la spendiamo per rendere un po’ più equo e solidale questo mondo».

«Mio padre era uno stakanovista e un combattente»: così l’ha definito la figlia Carla ricordandone «i valori al di là delle convenienze» e l’insegnamento che «la vita non regala niente e bisogna avere il coraggio di conquistarselo col sacrificio». Combattente dalla parte del senso della vita: «Era un affamato della vita strappata a morsi, al punto che ha resistito per 32 anni dopo il primo infarto devastante in mezzo a un’odissea di malanni ma sempre con una incredibile voglia di vivere».

Tanta gente ha dato l’addio a Carlo Pucciarelli nel salone del giornale, con il capocronista Alessandro Guarducci a far gli onori di casa portando le condoglianze del direttore del Tirreno Fabrizio Brancoli (impegnato fuori Livorno) e dell’ex direttore Bruno Manfellotto. L’ha ricordato non solo per la lunga carriera nei quotidiani ma anche per come «non aveva smesso di fare il giornalista neanche quand’era andato in pensione». Basti pensare ai continui messaggi: «Caro Alessandro, scusa se sono pignolo ma...».

Erano presenti nel salone Primo Di Nicola, giornalista dell’Espresso e poi al timone del Centro, giornale che Pucciarelli aveva fondato («ha lasciato un grande ricordo nei giornali in cui è stato»), Stefano Tamburini, responsabile supplementi dei quotidiani Gedi («ricordiamolo insieme a quella generazione che ha lottato per la requisizione del giornale, la cooperativa, e l’esperienza di una nuova stagione col Tirreno che volevano chiudere nel ’77»). Con loro tanti ex colleghi come Luigi Carletti, Mario Tredici, Gianfranco Borrelli, Massimo Pilo, Pino Donateo, Furio Domenici, Andrea Melosi, l’ex capo della tipografia Ivo Frosini, Giuliano Pietracaprina (un’altra delle “3P” con Pucciarelli del sistema editoriale su cui scrivevamo), Stefania Fraddanni, moglie del compianto Nino Sofia, che prese il posto di Pucciarelli al timone di Pescara.

Loredana Sanchioli l’ha ricordato da ex responsabile dell’archivio rievocando un episodio: Carlo era severo sì ma attento a far sì che il rimprovero fosse faccia a faccia, non in presenza di altri. Qualità umana confermata da altri episodi raccontati da Tamburini. Ma Pucciarelli non era un uomo a una sola dimensione. L’ha mostrato Lorenza Musetti a nome dei frequentatori dei bagni Roma: «Abbiamo conosciuto un nonno che si prodigava per tutti i bimbi sulla Punta, cara Mara non sarai sola».
 

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