Il Tirreno

Livorno

La carica del mister «Non siamo morti ma non possiamo più sbagliare nulla»

Fabrizio Pucci

L’allenatore aspetta Silvestre: «Sia pronto in fretta, serve»  E su Diamanti: «Doveva essere sostituito, sennò lo tenevo»

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LIVORNO. A volte ritornano. Roberto Breda c’è. Piumino, tuta e polo della società chiarisce subito un concetto-base di questa stagione: «Non ho confermato Diamanti perché ero convinto che dal mercato arrivasse un sostituto all’altezza. Non è colpa di nessuno. È andata così. Se lo avessi saputo prima, mi sarei tenuto Alino» .

Sarebbe tornato se non fosse stato senza contratto?

«Penso proprio di sì. In questi due mesi ho avuto modo di riflettere su tutto quello che è successo durante la mia gestione. Nel bene e nel male mi ritengo sempre responsabile di ciò che fa la squadra» .

In quali condizioni l’ha ritrovata?

«Questo non è un gruppo morto. Il morale è basso perché si proviene da una lunga serie di risultati disastrosi, però qui c’è gente con l’atteggiamento giusto. Ci sono ragazzi che vogliono provare a fare qualcosa».

La situazione è disperata...

«Il margine di errore è quasi ridotto a zero. Al massimo possiamo sbagliare una partita. Dobbiamo fare in tre giorni quello che non abbiamo fatto in sette mesi».

Persi Gasbarro e Gonnelli, squalificato Di Gennaro, difesa in alto mare?

«Non ho ancora deciso chi giocherà».

Silvestre?

«È un giocatore forte che tutti conoscono. A Pordenone non ci sarà, ma deve essere pronto in fretta perché tra un mese andiamo a cogliere le margherite».

Che cosa ha chiesto alla sua squadra?

«Di restare sempre in partita, concentrata» .

Crede nella salvezza?

«La situazione è difficile, ma nel calcio non c’è nulla di scontato e un piccolo margine lo abbiamo. Se non dovessimo salvare la categoria, dobbiamo salvare l’onore. Dobbiamo rispetto a noi stessi e ai tifosi che vengono in trasferta e ci seguono nelle partite casalinghe».

Che cosa non ha funzionato quest’anno?

«Purtroppo al di là degli evidenti errori commessi, ci hanno voltato le spalle gli episodi decisivi. Penso alle tre partite consecutive con Cosenza, Salernitana e Chievo. Avremmo dovuto conquistare nove punti e invece ne facemmo uno».

È un problema di personalità?

«Ma no. Spesso di cattiva lettura degli episodi. Ora però è inutile pensare al passato o a chi è stato ceduto. Sono tornato per trovare soluzioni».

Differenze tra la situazione di quest’anno e quella del 2018/19?

«Nella passata stagione avevamo più partite a disposizione e distacco inferiore da di chi ci precedeva. Oggi è tutto più complicato: dobbiamo sempre fare bene e sperare che qualcuno là davanti svenga. Però abbiamo un vantaggio: conosco già il gruppo».

Che partita si aspetta a Pordenone?

«Ce la giochiamo. L’abbiamo preparata discretamente bene. Loro stanno facendo un gran campionato, ma hanno perso le ultime due partite per cui qualche problemino ce l’hanno».

Lavora anche in prospettiva serie C?

«Lavoro con la voglia di dimostrare che questo non è un gruppo di accampati. Su 25-27 giocatori 18 si allenano da squadra. Gli altri sono un po’ rassegnati, ma noi lotteremo fino in fondo».

Fabrizio Pucci

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