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Non ha contratto il coronavirus il livornese tornato dalla Cina
Allarme rientrato: negativo l’esito degli esami effettuati al policlinico delle Scotte Terminato l’isolamento. Il primario Sani: «Ma l’ospedale ha superato la prova»
Ieri mattina poco dopo mezzogiorno, al 9° padiglione dell’ospedale, sede delle Malattie Infettive, è arrivata l’attesa telefonata dal laboratorio di virologia del policlinico Le Scotte di Siena. «L’esito degli esami è negativo, non si tratta di coronavirus», è stata la comunicazione.
Al reparto guidato dal primario Spartaco Sani si è tirato un sospiro di sollievo e l’allarme che era scattato martedì è rientrato.
In isolamento c’era un livornese di 60 anni: l'uomo era tornato domenica scorsa dalla Cina, esattamente da Shangai, dove si era recato per un viaggio di lavoro, e rientrato in Italia aveva accusato uno stato di malessere generale che l'aveva indotto a chiamare il 118.
Davanti ai sintomi dichiarati dal paziente e al fatto che era tornato dalla Cina da non più di 14 giorni, è stato attivato il protocollo di isolamento previsto a livello nazionale.
Il sessantenne è stato portato direttamente nel reparto, senza passare dal pronto soccorso. Il prelievo è stato inviato, come indicato dalla Regione Toscana, al laboratorio di virologia dell’azienda ospedaliera senese mentre l’uomo, che era in buone condizioni, è stato seguito dai medici delle Malattie Infettive livornesi.
«Il paziente ha seguito correttamente tutte le indicazioni rivolgendosi al 118 senza passare dal pronto soccorso – sottolinea Spartaco Sani – e le nostre strutture hanno superato la prova mettendo in atto tutte le procedure previste dai protocolli».
Da giorni il nostro ospedale è in allerta e pronto a ricevere eventuali pazienti contagiati dal coronavirus. E le procedure straordinarie da adottare sono note agli operatori dei reparti che potrebbero essere coinvolti: 118, pronto soccorso, Malattie Infettive, Terapia Intensiva. «Per questo tipo di patologie c’è una rete attivata da anni, almeno da un ventennio - spiega Sani -. Si tratta di procedure già elaborate dai tempi della Sars a inizio 2000, poi con la Pandemia del 2009: siamo estremamente preparati, c’è una rete che deve essere rimessa in moto ma che è pronta. E il nostro ospedale ha le strutture adatte, le stanze dedicate all’isolamento, per gestire situazioni del genere».
Le strade per arrivare in ospedale, per un caso sospetto, sono due: l’ambulanza o il pronto soccorso. «L’ipotesi migliore è che esso venga gestito direttamente dal 118 che è attrezzato per inquadrare i pazienti e capire se c’è sospetto o no di Coronavirus (come è accaduto martedì, ndr). In caso affermativo le procedure prevedono che il paziente venga portato direttamente al reparto di Malattie Infettive, evitando il passaggio al pronto soccorso e il contatto con gli altri pazienti. Qualora invece il paziente sospetto dovesse presentarsi direttamente al pronto soccorso, il protocollo prevede l’isolamento e la verifica dei criteri epidemiologici. Nel caso il sospetto sia confermato, esiste un percorso preferenziale per il trasporto a Malattie Infettive». —
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