Il Tirreno

Livorno

La bimba azzura con il frate e Jeanne col 5&5 nella bottega dove Dedo abbraccia Livorno

Cristiana Grasso
La bimba azzura con il frate e Jeanne col 5&5 nella bottega dove Dedo abbraccia Livorno

Le opere dedicate a Modigliani dallo scultore e pittore Maurizio Petrucci in mostra nella sua bottega Labroarte  

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la mostra

Cristiana Grasso

La più dolce della collezione è “La bambina azzurra” con un frate zuccheroso in mano e infatti, a mostra quasi finita, se la è portata via una coppia di Roma. «Erano venuti a Livorno per vedere la mostra al museo della città, poi hanno visto su Facebook della mia piccola mostra, sono venuti a trovarmi e si sono innamorati di questo quadro» racconta orgoglioso Maurizio Petrucci. Che ha voluto rendere omaggio al grande artista livornese creando e esponendo nella sua bottega-negozio-laboratorio “Labroarte”, in via Ernesto Rossi, una serie di opere dedicate appunto a Dedo, titolo “Modigliani alla Livornese”. La chicca della vetrina sono le sei rivisitazioni di 5 dei capolavori che si trovano in questi giorni ai Bottini dell’Olio. La bambina azzurra appunto, dipinta con il frate. E poi Elvira con il cacciucco, Jeanne con il 5&5 e in un’altra versione con la triglia amaranto, l’amico mercante d’arte Leopold Zborowski “col Ponce al Rumme”. Circondano la deliziosa galleria di sapori e colori livornesi dipinti con questi immortali testimonial, altri oggetti a tema, busti di Modigliani, suoi ritratti realizzati su piatti oppure su tela, grandi e piccole “teste”, decorazioni da appendere, ciondoli e statuette.

Un piccolo mondo antico e moderno che in pochi giorni è diventato la meta di tantissimi livornesi e anche di gente venuta da fuori. Attratti dal passaparola e anche dalle belle foto ricordo e dai commenti lusinghieri che i visitatori lasciano sulla pagina Facebook dell’artista. “Grazie alle tue opere ora Modigliani è ancora più livornese”. Oppure “un modo in più per celebrare con creatività ed ironia Modigliani, figlio amato della nostra Livorno”.

Maurizio Petrucci è felice come un ragazzino, «poter celebrare anch’io il centenario della morte di questo gigante dell’arte che è anche nostro concittadino è stato un onore e una gioia immensa». Sessant’anni, livornese al 100 per cento («sono nato e cresciuto in Corea, la mia famiglia è livornese da generazioni» ci tiene a precisare), Maurizio è un artista. Pittore e scultore da quando era bambino e se non c’erano i soldi per la creta modella va con la mollica di pane e l’acqua. Nella bottega di via Ernesto Rossi che sembra un piccolo paese delle meraviglie Maurizio crea, espone e insegna. Da oltre 40 anni e le migliaia di grandi e piccole opere raccontano tutta la sua vita e le sue passioni. La musica (risuona la voce di Edith Piaf - “aveva la madre livornese” ricorda Maurizio - , una canzone che fa parte della colonna sonora “I colori dell’anima” uscito 15 anni fa e ispirato alla vita di Modì), pile di vecchie cassette audio ma anche di cd, i colori, il forno per la ceramica, vecchi poster e ritagli di giornali, foto, dediche. E poi ci sono naturalmente gli oggetti in ceramica creati per i clienti, a volte su ordinazione a volte seguendo l’estro. Qualche ritratto in stile Modigliani («me li stanno chiedendo in molti»), tanti gatti, cuori, statue.

Ciascun frammento di questo scrigno dei tesori, stretti in due locali, racconta una storia. Per esempio quella dell’amicizia di Petrucci con Renato Zero, un’amicizia che inizia quando Renato è ancora giovanissimo e che prosegue tuttora. Busti che raffigurano Renato Zero, dischi con dedica, fotografie anni Settanta e foto di opere che sono state realizzate per il cantante.E anche uno degli ultimi numeri di “Topolino” con la copertina dedicata proprio a Renato. Ma nella bottega di Maurizio ci sono anche tracce di un’altra amicizia, quella con Sgarbi. «Tutto iniziò a Milano, c’era una mia opera in mostra. Lui si avvicinò, voleva conoscermi. Pensai che mi dicesse che avevo fatto una schifezza. Invece mi “arruolò” tra i “mille di Sgarbi”». Così ecco un quadro che raffigura Sgarbi insieme a una capra (citazione di quel suo “capra capra capra” urlato contro chi lo contraddice, foto e articoli di giornale. Poi c’è la storia del presidente Carlo Azeglio Ciampi. Maurizio conserva la lettera della moglie del presidente, la signora Franca, che lo ringrazia per la sua opera. Di che opera si tratta? «Carlo Azeglio Ciampi mi conobbe, vide le mie cose, gli piacquero e mi chiese di realizzare per il ,compleanno della moglie Franca un piatto che li ritraesse insieme. Lo feci, glielo spedìì e mi arrivò questa lettera...». La foto del piatto è appesa al muro, i due volti di Carlo Azeglio e Franca, un inno all’amore e al romanticismo. E quanto affetto per Don Nesi Giorgio La Pira «perché io sono cresciuto lì, in quella scuola di Corea, e ho continuato a seguire questo grande progetto del villaggio scolastico». Ma a pensarci bene tutta la “bottega” di Maurizio è una dichiarazione di amore: all’arte, alla musica, alle persone che ha incontrato e che incontra, alla sua città. —

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di Redazione web