Il Tirreno

Livorno

Coronavirus, ristoranti cinesi deserti ma niente drammi: «È solo un momento, i clienti torneranno»

Simone Fulciniti
Coronavirus, ristoranti cinesi deserti ma niente drammi: «È solo un momento, i clienti torneranno»

Viaggio nei locali orinetali di Livorno. E Sakura per tranquillizzare i clienti pubblica le bolle di accompagnamento della merce con la provenienza dei prodotti  

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. la psicosi del coronavirus, raggiunge anche Livorno. E, nonostante le continue rassicurazioni che arrivano quotidianamente dai mass media, dalla stampa, le numerose interviste ai gli esperti, ai medici (che scongiurano lo scenario apocalittico), nonostante in Italia siano stati registrati soltanto due casi, a parecchia distanza, isolati e sotto controllo, tante persone non si sentono sicure, cercano soluzioni per proteggersi.

Una delle prime manovre è quella di evitare i contatti con i negozi gestiti da cinesi, che in città, sono piuttosto numerosi. E, purtroppo, occorre segnalare, che girano persino messaggi-appello sulle chat più famose, che invitano a muoversi in quella direzione. Com’è ovvio, una delle attività che ne risente di più è quella della ristorazione. C’è addirittura chi, nella fattispecie il ristorante giapponese Sakura, sulla propria pagina Facebook, pubblica delle carte che attestano la provenienza dei loro prodotti.

Una situazione critica, sulla quale capire qualcosa è tutt’altro che facile. I ristoratori sono visibilmente preoccupati, ed è molto complesso scambiare qualche parola (anche per via della lingua) con loro. «Negli ultimi giorni – raccontano quelli del ristorante la “Fortuna”, in via Grande – abbiamo avuto un calo di clienti. Solo coloro che ci conoscono bene, e sanno come lavoriamo, hanno continuato a venire. Gli altri sono spariti, e di nuovi neanche a parlarne». Difficile farsene una ragione. «Noi acquistiamo i prodotti in Italia, sono anni che viviamo qui. Cuciniamo tutto a regola d’arte, non c’è nulla di cui aver paura». In effetti è triste vedere le belle sale, dai caratteristici toni accesi, finemente decorate, completamente deserte all’ora di pranzo.

Stesso contesto, sul viale Carducci, alla “Giada”. «Noi siamo a posto – spiegano-, sono gli italiani che hanno i loro problemi. Hanno le idee confuse su quello che in realtà sta accadendo: sono convinti di chissà che cosa. E per questo fanno a meno di venire. In Italia ci sono solo due casi, due cinesi che, durante una vacanza, hanno manifestato il virus. Tutti gli altri non hanno proprio nulla. Successe la stessa cosa, ai tempi della Sars. Speriamo che gli allarmismi possano presto rientrare».

Nel frattempo arriva timidamente una persona, ritira del cibo d’asporto, paga e silenziosamente se ne va. «Gli abitanti di Wuhan (focolaio della malattia) non viaggiano mai fuori dalla Cina, solo nei periodi di vacanza, può capitare: se non ci fosse stato Natale, non sarebbe successo nulla nel resto del mondo. I cinesi che oggi sono in Italia, arrivarono anni fa. I nostri giovani sono cresciuti qui». Nessuna presenza, ma tanta grinta e voglia di reagire da “Nihao”, in via de Larderel. «Abbiamo subito il contraccolpo, come tutti – dicono-. Ma non dobbiamo aver paura di nulla: la Cina è un paese molto forte, i dottori stanno lavorando tutti insieme per trovare il modo di debellare questo virus. Vedrete che, tra poco tempo, riusciranno a sconfiggerlo. E comunque stiamo parlando di un paese lontano; sono cinque o sei anni che noi non andiamo. Qui rischi non ce ne sono. Quelli che ci conoscono, sanno che si opera seriamente, in un ambiente pulito; e chi lavora qui nei dintorni, viene sempre a salutarci». La gente latita, è un fatto; ma l’impegno di questi lavoratori rimane lo stesso, così come l’orgoglio. E nei momenti difficili, sono puntelli determinanti.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.38420047:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2020/02/03/news/coronavirus-il-cartello-del-commerciante-orientale-cinesi-discriminati-non-siamo-un-virus-1.38420047]]
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini