Il Tirreno

Livorno

dopo la bufera nei mesi scorsi 

Moby, dimissioni alla Toremar Via il presidente e 3 consiglieri

Mauro Zucchelli
Moby, dimissioni alla Toremar Via il presidente e 3 consiglieri

La compagnia degli Onorato tira il fiato con la proroga della convenzione ma finisce nel tourbillon di rivelazioni sui finanziamenti a politici e dintorni 

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LIVORNO. Cambia l’identikit della plancia di comando in casa Toremar, l'ex compagnia di navigazione della Regione Toscana acquisita da Moby (gruppo Onorato) tramite la privatizzazione del 2011.

Esce di scena Pietro Dapelo, classe 1945, ex dirigente sindacale Cgil del settore marittimi: era arrivato al timone della società nel marzo di tre anni fa, prendendo il posto di Stelio Montomoli, anch'egli leader Cgil prima di diventare segretario generale dell'Authority piombinese. Insieme a Dapelo se ne va anche un’altra bella fetta del vecchio consiglio d'amministrazione che era a poco più di metà del proprio cammino. Passano la mano tre esponenti con radici elbane: Marcello Giardini, che nel municipio di Portoferraio è stato assessore al porto; Graziella Petucco, imprenditrice isolana in campo turistico alberghiero; Giuseppe Contrani, nel curriculum il ruolo da responsabile di armamento di una agenzia marittima.

Al posto di Dapelo diventa presidente Achille Onorato junior, che sta prendendo in mano dal padre Vincenzo la guida del gruppo: era già consigliere e in passato è stato amministratore delegato della società livornese ai tempi di Angelo Roma presidente. Ha al fianco il fratello Alessandro, responsabile commerciale della “galassia” familiare: era consigliere e consigliere rimane.

Resta anche l'amministratore delegato: Matteo Savelli, manager che di fatto è il plenipotenziario degli Onorato su Livorno: è anche l’amministratore delegato di Ltm, terminal delle “autostrade del mare”, e il presidente della Porto 2000, la società livornese del porto traghetti e crociere (il cui controllo è stato conquistato nell’estate di due anni fa con l’esito definitivo della privatizzazione da parte di Authority e Camera di Commercio senza che finora si sia visto niente).

Confermati invece in consiglio l’imprenditore elbano Mario Lanera e, in rappresentanza del Giglio, Libero Schiaffino. I tre consiglieri dimissionari non sono stati rimpiazzati. Savelli dice che il dimezzamento dei posti punta a snellire il consiglio.

Nel frattempo non si sono del tutto diradate le nuvole sul futuro del gruppo armatoriale, anche se nelle ultime settimane si è allentata la pressione dopo che a lungo il patron Vincenzo Onorato era stato sotto i riflettori delle polemiche per gli scontri con i rivali del gruppo Grimaldi, i duelli con l’allora ministro Danilo Toninelli, le guerre con i fondi speculativi e con le banche, la battaglia al tribunale di Milano per salvarsi dall’istanza di fallimento, le polemiche sulla convenzione da 72 milioni di euro per la continuità territoriale. Senza contare che intanto le nuove navi uscite dal cantiere di Flensburg, i più grandi ro-ro nel Mediterraneo stanno facendo la spola fra Livorno e la Sicilia: la “Alf Pollak” arriverà nel porto di Livorno oggi attorno alle 14, la Maria Grazia Onorato ha lasciato le banchine labroniche ieri e sarà oggi a fine mattinata a Catania.

Gli Onorato portano a casa anche la proroga dei sussidi pubblici per garantire la continuità territoriale con la Sardegna mentre il ministero prepara la gara. Sembra meno tesa anche la situazione sul fronte occupazionale perché vi sono da Roma rassicurazione sulla clausola sociale: chi vincerà dovrà assorbire i marittimi finora impiegati su quelle rotte.

Ma sul salvataggio dei conti grava il rebus della maxi-multa da 29 milioni di euro comminata dall’Antitrust a Moby per abuso di posizione dominante dopo le segnalazioni di alcuni operatori sardi lasciati a terra. Il Tar aveva poi infilzato il provvedimento imponendone il ricalcolo in modo radicale (contestati i tre quarti della sanzione), ma il riconteggio è slittato di volta in volta e ora si attende il Consiglio di Stato.

Però non finisce qui. Di recente si è aperto un fronte del tutto nuovo sul caso Moby. Nel corso di una serie di accertamenti investigativi in varie inchieste di differente natura che hanno coinvolto varie fondazioni e canali di finanziamento di soggetti più o meno direttamente politici, è emerso che l’armatore di Moby ha dato 300mila euro alla fondazione Open vicina a Matteo Renzi, come detto da lui stesso a “Piazza Pulita” su La7 («credevo nel suo progetto politico»). Sul fronte pentastellato è saltato fuori un contratto di 600mila euro nell’arco di tre anni (con premio di risultato di 250mila euro al raggiungimento di obiettivi nel primo anno più altri 150mila nel secondo) in un accordo firmato con la Casaleggio Associati per una campagna perché i benefici agli armatori siano limitati a chi usa personale italiano. A ciò si aggiunga un contratto relativo agli anni 2018 e 2019 per 120mila euro all’anno con il sito beppegrillo.it per analoghe campagne e banner. Non è tutto: al comitato Change vicino al governatore ligure di centrodestra Giovanni Toti risultano andati bonifici per “erogazione liberale” da parte di Moby per 100mila euro. L’Espresso ha rivelato anche una erogazione di 20mila euro in favore del partito di Giorgia Meloni. —

Mauro Zucchelli

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