Il Tirreno

Livorno

Quei nudi di Modigliani fatti sparire da rue Taitbout

Simone Fulciniti
Quei nudi di Modigliani fatti sparire da rue Taitbout

il catalogo completo della prima mostra del pittore  

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LIVORNO. «Domenica si appendono i quadri, e lunedì 3 dicembre, vernissage, nudi sontuosi, figure angolose, deliziosi ritratti». Questo scriveva la gallerista Berthe Weill, a pochi giorni dalla prima vera mostra targata Amedeo Modigliani. E a Parigi, al numero 50 di rue Taitbout, IX arroindissement, il pomeriggio dell’inaugurazione, in tanti si assieparono all’ingresso della galleria, in attesa di poter ammirare i dipinti di questo ragazzo italiano, di cui si parlava un gran bene.

Ma la situazione ben presto precipitò, quando un solerte commissario ordinò di «far sparire tutte quelle porcherie, quei nudi osceni». A poco servirono i disperati tentativi della Weill di spiegare che la storia dell’arte, da sempre fu piena di nudi.

Ebbene, di questa esposizione stroncata sul nascere, Maurizio Mini e Umberto Falchini hanno realizzato, 100 anni dopo, il catalogo completo (edizioni Erasmo): il 13 febbraio (alle ore 17,30), lo presenteranno al Cisternino di Città.

«Partimmo col progetto – spiega Mini – dopo aver rintracciato su internet il depliant originale del 1917. C’era un disegno di un nudo in prima pagina, una poesia di Blaise Cendras, e l’elenco preciso delle opere».

Dell’esposizione facevano parte, tra gli altri, due nudi (nudo sdraiato sul fianco sinistro, nudo rosso con braccia aperte), rispettivamente i più cari mai venduti alle aste Sotheby, (157,2 milioni di euro) e Christie’s (170,4 milioni di euro). Ed erano proprio i due quadri esposti in vetrina, che scandalizzarono i passanti, spingendo i poliziotti a chiudere tutto.

«Inoltre sul diario della gallerista, abbiamo trovato l’esatta trascrizione del litigio tra Berthe Weill e il poliziotto: in occasione della presentazione, due attori (gli esperti Eleonora Zacchi e Riccardo De Francesca) interpreteranno la scena, riportandoci indietro nel tempo a quelle cupe atmosfere».

Mini riflette su nuove ipotesi. «Considerando il periodo storico, – spiega – la vicinanza con l’affaire Dreyfuss, la guerra, l’antisemitismo, potrebbero esserci stati altri fattori che spinsero la forza pubblica alla chiusura».

Il professor Falchini, con l’aiuto della moglie, esperta in francese, ha saputo rintracciare tutte le opere (32) scoprendo persino qualche aspetto inedito. «Quella del “nudo rosso” – conclude – è la stessa modella che posò per “donna con la cravatta nera”. Se si guardano i due dipinti con la dovuta attenzione, appare chiaro. Ma finora nessuno se n’era mai accorto». —

Simone Fulciniti

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