Il Tirreno

Livorno

Paziente cinese con sospetto Coronavirus, l’ospedale supera il primo test d’emergenza

Giulio Corsi
Paziente cinese con sospetto Coronavirus, l’ospedale supera il primo test d’emergenza

Falso allarme in viale Alfieri dove è pronto il piano d’allerta: ambulanze dirottate a Malattie Infettive e stanze d’isolamento al pronto soccorso

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LIVORNO. Nel pomeriggio di lunedì 27 gennaio al pronto soccorso si è presentato un cittadino cinese con febbre, tosse secca, difficoltà respiratorie. Temeva di aver contratto il Coronavirus. Nel reparto è subito scattata la procedura d’emergenza: l’uomo è stato messo in isolamento, medici e infermieri hanno indossato le mascherine e le hanno fatte indossare anche al paziente, poi è stato allertato uno specialista di malattie infettive. Sono bastati pochi minuti e alcune domande per fugare ogni sospetto e far rientrare l’allarme: il cinese ha infatti spiegato ai medici di non essere stato recentemente in patria e di non aver avuto contatti con persone provenienti da Wuhan.

«Non aveva criteri epidemiologici di rischio, non era stato nella Provincia dell’Hubei, la sua situazione si è risolta in un secondo», spiega Spartaco Sani, primario di Malattie Infettive. Che però avverte: «Si tratta di situazioni che ricapiteranno. In questi giorni tante persone stanno chiamando in reparto per chiedere informazioni e sapere se sono a rischio perché magari hanno viaggiato in aereo e hanno fatto scalo in una serie di aeroporti. La risposta chiaramente è no, non sono a rischio».

Sani tranquillizza i livornesi, invita alla calma: «È importante stare tranquilli ed evitare di affollare il pronto soccorso - dice -. L’allarmismo inutile è il pericolo più grosso. Ricordo ai tempi della Sars: si presentò una canadese che era di passaggio in città e si era sentita male, si sparse il panico. In realtà lei veniva da Montreal, mentre la Sars aveva colpito a Toronto. Ma per alcuni minuti ci fu il terrore». Ad ogni modo, assicura il primario, se anche un caso di Coronavirus, vero o sospetto, dovesse presentarsi, in viale Alfieri sarebbero pronti a gestirlo.

Ospedale in allerta

La struttura è già in allerta. E le procedure straordinarie da adottare sono note agli operatori dei reparti che potrebbero essere coinvolti: 118, pronto soccorso, Malattie Infettive, Terapia Intensiva. «Per questo tipo di patologie c’è una rete attivata da anni, almeno da un ventennio - spiega Sani -. Si tratta di procedure già elaborate dai tempi della Sars a inizio 2000, poi con la Pandemia del 2009: siamo estremamente preparati, c’è una rete che deve essere rimessa in moto ma che è pronta. E il nostro ospedale ha le strutture adatte, le stanze dedicate all’isolamento, per gestire situazioni del genere».

Bassa probabilità

Secondo Sani non ci sono oggi rischi di contagio in Italia e in Toscana. «La situazione è sotto controllo e per quanto possiamo valutare andrà a ridursi: in Europa ci sono casi documentati in Francia e Germania, ma dalla Cina c’è stato un blocco importante delle vie di comunicazione che dovrebbe risolvere la situazione».

Procedure d’emergenza

Le strade per arrivare in ospedale, per un caso sospetto, sono due: l’ambulanza o il pronto soccorso. «L’ipotesi migliore è che esso venga gestito direttamente dal 118 che è attrezzato per inquadrare i pazienti e capire se c’è sospetto o no di Coronavirus. In caso affermativo le procedure prevedono che il paziente venga portato direttamente al reparto di Malattie Infettive, evitando il passaggio al pronto soccorso e il contatto con gli altri pazienti». «Qualora invece, come accaduto lunedì, il paziente sospetto dovesse presentarsi direttamente al pronto soccorso, il protocollo prevede l’isolamento e la verifica dei criteri epidemiologici. Nel caso il sospetto sia confermato, esiste un percorso preferenziale per il trasporto a Malattie Infettive».

L’isolamento

Al 9° padiglione, sede del reparto guidato da Sani, il sospetto sarebbe isolato e per prima cosa inizierebbe l’accertamento diagnostico. Che ad oggi prevede l’invio dei campioni all’ospedale Spallanzani di Roma per il loro esame. È esattamente la procedura seguita nei giorni scorsi a Pistoia, dopo il caso sospetto - poi risultato negativo - di una turista cinese che si era sentita male nell’area di servizio di Serravalle. Anche in quel caso, la signora è stata ricoverata a Malattie Infettive in attesa che da Roma arrivassero i risultati dei test. «La peggior eventualità che si possa presentare è che il paziente con Coronavirus abbia un quadro respiratorio severo che non renda sufficiente il ricovero a Malattie Infettive, ma che consigli il passaggio in Terapia Intensiva - spiega Sani -. Anche in questo caso, tuttavia, buona parte delle terapie intensive della nostra Asl sono dotate di stanze di isolamento, a Livorno ne abbiamo due, per cui possiamo la situazione sarebbe sotto controllo».

Le mascherine

La circolare ministeriale prevede l’utilizzo di mascherine chirurgiche, sia per gli operatori che per i pazienti. «Siamo attrezzati da sempre: qui si ricoverano anche casi di tubercolosi, abbiamo presidi per queste patologie. È chiaro che se il 118 va a casa di qualche sospetto tornato dalla Cina dovrà proteggersi diversamente, ma le indicazioni dicono che è sufficiente la mascherina».

118 o medico di famiglia

L’invito di Sani è di evitare di presentarsi al pronto soccorso: «Quando è possibile, questi casi devono essere gestiti sul territorio fuori dall’ospedale con i medici del 118 e quelli di famiglia che possono attivare il percorso che può essere il ricovero diretto a Malattie Infettive».
 

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di Redazione web