Gioco
Nella casa di Dedo si parlava in ebreo-livornese
LIVORNO. Dal convegno sull’adolescenza livornesese del baby Modì ecco una serie di flash.
Pardo Fornaciari. Il curatore del convegno ha ricordato che in casa Modigliani si era soliti comunicare in bagitto, uno slang ebraico-livornese («a Livorno non solo c'era un giudeo parlare, ma un giudeo pensare»).
Marc Restellini. A giudizio del critico d'arte, curatore della mostra livornese, che ha fissato lo sguardo sui ritratti di Chaim Soutin e di Paul Guillaume, Modigliani aveva un rapporto con l'ebraismo «più forte di quello che si è sempre pensato». Sono «uniche e originali» le caratteristiche dell'ebraismo livornese, come l’esistenza di una propria lingua, il bagitto. Per Restellini è importante parlare di Modigliani «non solo come artista ebreo, ma ebreo livornese».
Dora Liscia e Ascer Salah. Per le studiose dell’ateneo fiorentino e del Bezalel Institut Jerusalem, bisogna indagare sul «rapporto intricato ed intrigante tra Modigliani e Soutine».
Furio Aharon Biagini e Marco Cassuto Morselli. Occhi puntati sulla profondità del pensiero di Elia Benamozegh e il suo influsso sul pensiero ebraico livornese del secondo Ottocento.
Clémence Boulouque. La studiosa ha sottolineato le tracce di esoterismo, tanto cabbalistico che teosofico, riconoscibili in dipinti, disegni e scritti di Modì.
Mario Di Chiara. Il collezionista di foto di Livorno dell'800 ha passato in rassegna varie immagini di Modigliani fin dagli anni dell’infanzia, a cominciare da quella che vede Dedo in braccio alla balia o forse alla madre.
Maria Antonietta Monaco. Dagli archivi del liceo classico è emerso che la carriera scolastica di Modì è stata tutt’altro che accidentata. Le pagelle sono in mostra al Niccolini Palli in via Rossi. —
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