Il Tirreno

Livorno

la nuova iniziativa 

Dagli oli esausti il biocarburante, accordo tra Eni e Rea

Dagli oli esausti il biocarburante, accordo tra Eni e Rea

Sottoscritta in Comune  la convenzione: protagonisti i dipendenti dell’azienda che faranno la raccolta con appositi contenitori 

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LIVORNO. Arriva il progetto Oilà, realizzato da Eni per il recupero degli oli alimentari usati e di frittura prodotti dai dipendenti nelle proprie abitazioni. Dopo Porto Marghera, Roma, Taranto e Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia), l’iniziativa verrà avviata a breve all’interno della raffineria di Livorno. È stata sottoscritta nel palazzo municipale di Collesalvetti la convenzione tra Eni e la società Rea deputata alla raccolta e trattamento dei rifiuti solidi urbani del comune. All’interno della raffineria verranno installati i contenitori dedicati alla raccolta degli oli di cucina e a ogni dipendente Eni verrà consegnata una tanichetta per effettuare la raccolta nelle rispettive abitazioni, insieme al materiale informativo che descrive come conferire correttamente questo tipo di rifiuto e i vantaggi ambientali della raccolta.

Rea si occuperà dello svuotamento periodico dei contenitori, tramite un operatore aderente al Conoe (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti), o al RenOils (Consorzio nazionale degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, costituito nel 2016).La logica alla base di Oilà è semplice: trasformare un rifiuto potenzialmente dannoso per l’ambiente, come l’olio vegetale esausto, in una nuova risorsa energetica. Un esempio concreto e virtuoso di economia circolare: gli oli di cucina esausti rappresentano, infatti, una valida materia prima per il processo di lavorazione delle bioraffinerie Eni a Porto Marghera e a Gela, che utilizzano una tecnologia produrre biocarburanti e il loro recupero contribuisce in modo concreto e immediato alla riduzione dell’inquinamento.

Secondo i dati diffusi dal Conoe, nel 2018 in Italia sono state prodotte 260 mila tonnellate di oli vegetali esausti, 94 mila dai settori professionali e 166 mila da attività domestica: quindi finora solo un quarto degli scarti casalinghi arriva alle bioraffinerie. Tutto il resto, si spiega in una nota, viene disperso nell’ambiente creando gravi conseguenze all’ambiente: oltre a intasare il sistema di scarico con incremento dei costi di manutenzione, lo smaltimento attraverso la rete fognaria pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori.

Il progetto Oilà ha finora raggiunto 5800 dipendenti Eni e oltre 3600 litri di oli alimentari esausti raccolti.Parallelamente si procederà con la diffusione sul territorio la raccolta dell'olio vegetale esausto prodotto dalle utenze domestiche, che avverrà mediante il posizionamento sul territorio di idonei contenitori del tipo "Olibox", dove il cittadino potrà conferire il rifiuto direttamente all'interno di contenitori a perdere (ad esempio bottiglie di plastica). Il gestore, oltre a fornire in comodato d'uso gratuito i contenitori, si occuperà di organizzare la raccolta e di mantenere in ordine la postazione di conferimento. I punti di raccolta saranno posizionati in prossimità dei principali punti commerciali che hanno già dato adesione all’iniziativa. —



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