Il Tirreno

Livorno

Vent’anni senza l’archeologo Sarti: «Ha scoperto la preistoria a Livorno»

Gianni Tacchi
Vent’anni senza l’archeologo Sarti: «Ha scoperto la preistoria a Livorno»

Il nipote Andrea ricorda il nonno Arcangiolo e le ricerche tra Montenero, Collinaia e lo Stillo che lo hanno reso celebre  

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LIVORNO. Sono passati vent’anni dalla sua scomparsa, ma il ricordo di Arcangiolo Sarti è ancora vivo nella sua famiglia e nel mondo dell’archeologia. Tanto che i suoi libri che raccontano di un mondo nascosto che è riuscito a portare alla luce e a far conoscere sono ancora tra i più apprezzati e ricercati, in vendita anche sui maggiori portali on line. «Era un uomo pacato, generoso, deciso nei modi di fare: ha fatto scoperte importanti soprattutto su Montenero», racconta il nipote Andrea Sarti che nel momento in cui il nonno è venuto a mancare era poco più di un bambino.

Arcangiolo, morto il 21 gennaio del 2000 all’età di 78 anni, ha portato infatti il nome di Livorno nei trattati di preistoria e protostoria di tutto il mondo: Collinaia, lo Stillo e Montenero – come ricostruito proprio dall’archeologo livornese – furono aree residenziali dell’uomo vissuto tra il Paleolitico e il Mesolitico. Una terra dunque che ha attraversato la storia e di cui l’archeologo si è impegnato attraverso ricerche e studi approfonditi. «Nonostante sia passato tutto questo tempo dalla sua scomparsa – prosegue il nipote Andrea – tutta la famiglia lo ricorda ancora con affetto e amore, ma anche con ammirazione per tutti gli studi fatti sulla nostra città, scoperte che sono state poi portate avanti da altri archeologi del territorio. Per me è stato più di un nonno, quasi un padre: era davvero eccezionale».

Direttore dell’ufficio acquisti del cantiere navale Fratelli Orlando, Arcangiolo Sarti ha dedicato tutto il suo tempo libero agli studi sulla preistoria e sulla nostra città, ottenendo riconoscimenti prestigiosi e la stima di famosi scienziati. Il suo nome – e di conseguenza quello di Livorno – superò anche i confini europei tra ricerche attente, prove materiali, supporti scientifici e scoperte davvero importanti per l’archeologia nazionale. E per i risultati ottenuti, venne ammesso all’Istituto italiano di preistoria e protostoria dal professor Paolo Graziosi, suo grande estimatore.

Arcangiolo fu anche uno stretto collaboratore di Antonio Mario Radmilli, uno dei più grandi archeologi italiani, e Attilio Galimberti, un altro pezzo di storia del settore, con i quali lavorò continuamente per diverse pubblicazioni.
Le scoperte di Arcangiolo Sarti nel territorio livornese – alcune in tandem con Piero Stoduti – sono arrivate perfino allo storico Musée de l’Homme di Parigi, ma anche al museo preistorico etnografico Luigi Pigorini di Roma, a testimonianza dell’impatto del suo lavoro nel mondo dell’archeologia. I reperti portati alla luce dall’archeologo livornese risalgono a 3-400mila anni fa e dimostrano che il nostro territorio, all’epoca, era già abitato dall’uomo di Neanderthal.

Qualche esempio? In Collinaia scoprì un complesso arcaico su ciottolo del Paleolitico inferiore, allo Stillo i reperti rinvenuti sono stati attribuiti al periodo pre-Musteriano, mentre nella valle di Popogna ci fu la scoperta di una pietra del Mesolitico. Così è stata riscritta la storia di Livorno e della sua provincia.
 

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