Il Tirreno

Livorno

Furti e affari a picco in via Buontalenti, i commercianti: «Stiamo morendo»

Flavio Lombardi
Furti e affari a picco in via Buontalenti, i commercianti: «Stiamo morendo»

Viaggio nel cuore del commercio dove regna il degrado tra spaccio e prostituzione, sperando in una riqualificazione attesa da troppi anni

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LIVORNO. Una zona profondamente cambiata se solo si volge lo sguardo a una quindicina di anni fa, quando era tra le vere attrazioni dell’area mercatale della città. Dove, soprattutto puntando al settore del calzaturiero e dell’abbigliamento si potevano trovare blocchi di grandi firme. I commercianti, setacciavano l’Italia intera acquistando rimanenze dei bei negozi o approfittare di qualche fallimento. Insomma, non era difficile fare il grande affare, al prezzo di capi decisamente più dozzinali.

Questo mercato, è ora un malato terminale. Baracche fatiscenti, tanta sporcizia lasciata dai frequentatori della notte quando le luci sono ormai spente, incassi magri che risentono della crisi che soffoca Livorno. Qui, fino a 20 anni fa, rilevare una attività costava non meno di 100 mila euro, oggi si porta a casa con 3 mila. I furti registrati fra sabato e domenica forzando le serrande di dieci strutture portando via poco o nulla e facendo danni più grossi rispetto al valore di ciò che rubato, fanno riflettere gli ambulanti. Ai quali sono state formulate due domande. La prima, se si tratti di una bravata da parte di qualche ragazzino in cerca di una scarica di adrenalina oppure se un fenomeno di microcriminalità da non sottovalutare. La seconda, se si ritiene ancora percorribile la strada di una riqualificazione dell’area, dando respiro a quel progetto nei cassetti da troppi anni. Un mercato del futuro, bello, spazioso e, finalmente anche a norma.

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Carlo Fachinetti, specializzato nella vendita di pantofole attacca. «Certi reati si sono consumati anche in altri quartieri. Gli inquirenti risaliranno ai responsabili. Per quanto riguarda la riqualificazione, credo si debba confrontarci con l’amministrazione e sapere che idee ci sono, tendendo presente che questa recessione non ci trova pronti ad affrontare una spesa importante. C’è da aggiungere che il nostro mercato ha bisogno prima di tutto di trovare veri commercianti, una specie in via di estinzione. A seguire, un bel cambio di metodo di lavoro».

David Calò è al suo banco di abbigliamento. «Credo sia stata opera di vandali, si vede dai segni di effrazione. Roba da dilettanti in cerca di spiccioli. Sulla riqualificazione, se ne parla da tanti anni e siamo ancora fermi. Noi non abbiamo la forza e bisognerebbe trovare sponda in qualche sponsor o nel Comune». Alessandro Allegri è sintetico: «Non ho idea di chi possa essere l’autore. Per la piazza, bisogna parlarne con il Consorzio e vedere che margine reale c’è». Simone Toschi è il presidente del Consorzio ed ha tre banchi. «Il fenomeno è più serio -dice - , e non riguarda solo noi. Protagonisti, deliquenti di terza categoria. Su una piazza più bella e confortevole, sembra che questo sindaco sia sensibile. Ne parliamo dai tempi di Gianfranco Lamberti ma forse con Luca Salvetti andremo in porto».

Massimiliano Marianucci vende biancheria per la casa. «Qui hanno rubato altre volte e serve un serio contrasto alla criminalità. Riqualificare qui non basta. Si deve fare su tutta Livorno. Se a casa pitturi una stanza e nelle altre ci piove, è inutile». Roberto Fachinetti, calzature per bambini e pantofole, dice: «E’ stata una banda di ladri di polli. Qui al mattino spesso prima si deve pulire dagli escrementi. La piazza tutta nuova sarebbe bella, è troppo brutta così». Gaia De Montel ha appena sistemato il banco dai segni dell’effrazione. «Non è una bravata di sprovveduti; mi hanno rubato qualche maglia, perché non c’erano soldi da prendere. Sui lavori, se si intercettano fondi in qualche modo, sarei felice».

Anche Silvana Grassi pensa alla microcriminalità delle ore notturne. «Gente che se venisse a fare un giro per i banchidi giorno, non proverebbero poi a rubare, vedendo che siamo più poveri di loro. Un bel recupero della piazza? A parte il grosso investimento, il degrado è ben più esteso. Ha chiuso Mc Donald’s in piazza Grande, e credo sia l’unico caso in Italia di una paninoteca di quella catena che abbandona il centro». Anche Daniele Tempestini è uno di coloro che hanno subìto il furto. Gli è sparito il registratore di cassa e qualche capo di abbigliamento. Taglia corto. «Un atto di qualche piccolo avanzo di galera che va fermato. E se vogliamo una piazza tutta rifatta, dico che se la gente non lavora non spende».

Per Gustavo Disegni il rischio è la morte commerciale «come Piazza XX; ero piccino che se ne parlava. Rifare tutto va bene, ma si pensi ai parcheggi. Chi viene in centro subisce dei salassi. Circa i furti, è deliquenza pura. C’è brutta gente, qui spacciano parecchio». Renzo Bueno qui, a due passi, ci abita anche. «Ormai è terra di nessuno, tante volte vedo chi butta pacchettini di droga e altri che ritirano poco dopo. C’è pure prostituzione. Sarebbe poi giusto rifare tutto, qui è Terzo Mondo». Chiude Elisa Bardi. «Io credo siano stati ragazzini e sulla riqualificazione dico che non ne vale più la pena».
 

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