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Il Carnevale dimezzato dal voto fatto oltre 2 secoli fa

Il Carnevale dimezzato dal voto fatto oltre 2 secoli fa

In duomo il ricordo dello  scampato pericolo di fronte  al maremoto del 1748:  i vigili del fuoco con l’autoscala mettono i fiori alla Madonna

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LIVORNO. «La sensibilità verso la quaresima si è un po’ persa, quella per la festa del voto no». Parola del vescovo Simone Giusti durante l’omelia dell’omaggio alla Madonna di Montenero a distanza di oltre due secoli e mezzo dal maremoto del 1742. Forse il presule è un po’ ottimista: in duomo non si vede proprio la folla delle grandi occasioni ma si tratta pur sempre di un lunedì di pioggia e fra le panche si contano alcune centinaia di fedeli.

In precedenza, i vigili del fuoco erano saliti con l’autoscale a collocare la corona floreale attorno all’immagine della Madonna di Montenero al di sopra delle logge del Pieroni di fronte alla cattedrale. A metà della messa arriverà la consegna delle libbre di cera votiva da parte della Confraternita di Santa Giulia a nome delle istituzioni.

Vale la pena di riferire che il giornale on-line della diocesi segnala, sulla base delle ricerche storiche del canonico Leonello Barsotti, che il voto era stato messo in soffitta a fine Ottocento: il consiglio comunale, «in data 28 ottobre 1881», con un provvedimento definito «irregolare ed arbitrario» avevadeciso di «non donare più le 10 libbre di cera al Santuariodi Montenero, come invece si stabiliva nel testo delgiuramento». Il voto verrà ripristinato poco prima del Natale del ’25 e mantenuto anche nel dopoguerra.

Stavolta il vescovo centra l’omelia sulla figura della Madonna come “ponte” verso Dio e indica l’importanza dei «segni concreti e tangibili» facendo riferimento all’esperienza di Medjugorje.

Giusti ricorda cosa è accaduto quel 27 gennaio di metà Settecento: la città in preda alla paura si affida alla devozione per la Madonna. Pericolo scampato e le istituzioni di allora decidono che Livorno si auto-ridurrà i festeggiamenti carnevaleschi con una pre- quaresima che non ha uguali.

«Noi tutti – ha detto – in ques’epoca di americanizzazione della vita pubblica, siamo ossessionati da una strana irrequietezza che subodora una perdita di tempo a ogni momento di silenzio e di tranquillità». Il vescovo ha preso le mosse da qui per dire che «dimentichiamo il vero segreto del tempo, della crescita e dell’azione: la quiete». —

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