Il Tirreno

Livorno

Banchi forzati e vetrine distrutte, ferito il cuore del commercio

Federico Lazzotti
Banchi forzati e vetrine distrutte, ferito il cuore del commercio

Livorno, prima le baracchine vicine al Mercato visitate dai vandali. Poi i ladri hanno cercato di entrare a “La madre di famiglia”

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LIVORNO. Daniele è appoggiato su una specie di strapuntino dentro al suo bugigattolo di lamiera: il cellulare in una mano e nell’altra una bottiglia di ammorbidente da sistemare sopra al banco, accanto ai prodotti per la casa che tiene esposti in fila indiana, ordinati per tipo e marca. «Per rubare quei due spiccioli che avevo lasciato in cassa, una ventina di euro in tutto – dice – ci vuole una bella ghigna vai...», faccia tosta insomma.

Comincia da questa baracchina sgarrupata che guarda l’ingresso del Mercato delle Vettovaglie, il viaggio nel cuore del commercio livornese ferito dopo due notti di vandalismi e furtarelli che fanno più male al morale di chi ogni giorno ci mette professionalità e faccia, che al conto in banca. In ogni caso, una situazione tanto allarmante per commercianti e residenti, da far tornare al centro dell’attenzione più che altro la situazione complessiva di degrado di via Buontalenti: la strada delle botteghe e della storia, un centro commerciale naturale dove in cento passi puoi ancora trovare di tutto, dalla carta igienica al cappotto, ma dove oggi sono più le saracinesche abbassate di quelle aperte.

«Di banchi tra sabato e domenica – spiega un altro commerciante – ne hanno forzati poco meno di una decina. Tutti o quasi nella parte che guarda verso piazza della Repubblica. Forse con un martello hanno spaccato i lucchetti e dove sono riusciti sono entrati. Ma tra soldi e merce hanno portato via poca roba».

I carabinieri nella tarda mattinata di domenica, dopo alcune segnalazioni, hanno mappato il percorso dei ladri-vandali in mezzo al dedalo di stradine che si a prono e si chiudono alle spalle di piazza Cavallotti. I militari hanno fatto foto, preso misure, cercato impronte e raccolto gli sfoghi denuncia di chi frequenta la zona. L’idea degli investigatori è che dietro all’assalto ai banchi, visto il bottino misero e il modo in cui si sono mossi, ci possa essere una banda di giovani che ha agito più per noia che per altro: un aggravante visto quello che hanno combinato.

Per scoprire l’altra cicatrice di via Buontalenti è necessario spostarsi di un centinaio di metri mettendo avanti l’orologio di ventiquattro ore. Davanti all’ingresso del negozio “Alla madre di famiglia”, uno dei più antichi della città, i segni di quello che è accaduto intorno alle 2, 30 di domenica notte – la vetrina sfondata e i vetri in mille pezzi – sono stati quasi tutti cancellati.

L’unica eccezione riguarda l’operaio ritto sulla scala che prende le misure per sostituire il vetro distrutto. «Mi ha chiamato verso le sei di mattina la proprietaria del bar qui accanto – racconta Piero Disegni, ultimo esponente di una dinastia di commercianti di religione ebraica che hanno fondato il negozio 97 anni fa – ha visto i vetri per terra e si è spaventata. Quando siamo arrivati abbiamo trovato la porta rotta ma per fortuna i ladri quando si sono trovati di fronte questa specie di cancellata – dice indicando l’entrata – devono aver pensato che ci avrebbero messo troppo tempo a forzarla e quindi hanno deciso di scappare a mani vuote».

Nessun timore che il tentato furto possa essere di matrice religiosa, legato al giorno della Memoria. «Credo che si sia trattato di un atto vandalico – prosegue il proprietario – che non abbia niente a che vedere con altro. Penso che i ladri siano stati disturbati dalla luce della fontanella dell’acqua che è qui davanti – aggiunge – e vedendosi rallentati dalla porta in metallo hanno deciso di fuggire». 
 

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