Il Tirreno

Livorno

Pensioni sbagliate, l'Inps ammette l'errore: arrivano i rimborsi

Tommaso Silvi
Pensioni sbagliate, l'Inps ammette l'errore: arrivano i rimborsi

L'ente di previdenza comunica «anomalie» nell’assegno di gennaio. Già decisi gli importi di febbraio: si può controllare sul cedolino online

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L’Inps restituirà gli ammanchi di gennaio nella prossima pensione in pagamento a febbraio (il 1° febbraio alle Poste e dal 3 febbraio agli istituti di credito). Ora è ufficiale. Una buona notizia per circa 100mila pensionati in tutta Italia, svariate migliaia in Toscana.

Come scritto dal Tirreno il 15 gennaio, nel primo assegno pensionistico del 2020 si sono verificate delle anomalie diffuse. In particolare, molti pensionati hanno visto accreditarsi una cifra minore del solito. Gli ammanchi - la maggior parte compresi tra 60 e 100 euro ma con punte di 300 euro - hanno riguardato soprattutto i cedolini dal valore compreso tra 1400 e 2000 euro.

L’Inps ammette l’errore in una nota che ha inviato ai propri uffici territoriali e che è arrivata anche ai patronati. Confermando che «durante le operazioni di rinnovo per alcune pensioni, che a suo tempo erano state oggetto dell’attribuzione della rivalutazione ai sensi della sentenza 70/2015, si sono verificate delle anomalie. In particolare – si legge nella nota dell’Inps – per l’anno 2019 la quota di pensione relativa all’incremento derivante dall’applicazione delle sentenza 70/2015 non è stata ricompresa nell’importo lordo della pensione stessa, dando luogo a una diminuzione dell’importo mensile di dicembre 2019, e di conseguenza di gennaio 2020, e a un debito per l’anno 2019».

Tradotto: l’errore nelle pensioni è stato causato dalla non corretta computazione del cosiddetto "bonus Poletti": una somma che, dopo una sentenza della Corte Costituzionale (la 70 del 2015), fu restituita ai pensionati con assegno superiore a 1500 euro lordi al mese ai quali il governo Monti nel 2011 e nel 2012 aveva bloccato la rivalutazione. Nel calcolo del conguaglio, dunque, non è stato considerato l’intero importo 2019 dovuto al bonus Poletti.

Ammesso l’errore, l’Inps è corsa ai ripari. L’istituto previdenziale comunica infatti che le pensioni di febbraio sono state “estratte” – cosi si dice in gergo tecnico – nei primi 10-12 giorni di gennaio. Tradotto dal burocratichese, sono state decise le somme da pagare ai primi di febbraio, che ciascun pensionato – come spieghiamo più avanti – potrà verificare consultando il proprio account pensionistico. Per stabilire i rimborsi, l’Inps ha messo al lavoro una struttura centrale a Roma, ma i singoli uffici provinciali potranno autonomamente esaminare eventuali richieste di ricalcolo dell’assegno.

Nei giorni scorsi Il Tirreno aveva parlato del “caos pensioni”, raccogliendo anche le testimonianze di alcuni patronati toscani. «Molti pensionati non sapevano dell’errore nel calcolo nelle pensioni di gennaio – dice Francesco Corsaro del Patronato Acli di Livorno - e lo hanno scoperto grazie al servizio del Tirreno. In molti, dopo aver letto il giornale, si sono recati nei nostri uffici per una verifica. Nella maggior parte dei casi, però, l’importo di gennaio è risultato accreditato in maniera regolare, senza ammanchi». Ogni pensionato può già verificare quanto riscuoterà a febbraio, accedendo al sito dell’Inps attraverso il proprio Pin, di cui parliamo nell’articolo a fianco. Per accedere al cedolino pensione di febbraio bisogna andare per prima cosa sul sito dell’Inps e seguire alcuni passaggi: accedere alla propria area riservata con Spin, Pin e Csn, da oggi anche con la carta di identità elettronica; una volta entrati bisogna inserire nel tasto “cerca” la dicitura “cedolino pensione”; entrati nell’area del cedolino pensione bisogna cliccare su “verifica pagamenti”; selezionare quindi dal menù il mese di febbraio per visualizzare il cedolino corrispondente e verificare l’importo che verrà accredito da parte dell’Inps.

PER VERIFICARE SERVE IL PIN

Per controllare l’importo della pensione sul proprio account pensionistico è necessario avere il Pin. Il Pin (Personal identification number) è il codice identificativo personale che consente l’accesso ai servizi online dell’Inps - sul sito www.inps.it, sezione "My Inps" - in base alle caratteristiche anagrafiche dell’utente e ad altri dati presenti negli archivi. Grazie a questo sistema di riconoscimento, ogni utente può usufruire dei servizi a lui dedicati. Il Pin può essere "ordinario", per consultare i dati della propria posizione contributiva o della propria pensione, oppure "dispositivo", per richiedere le prestazioni e i benefici economici ai quali si ha diritto. Quest’ultimo è stato istituito per garantire maggiore sicurezza sull’identità del richiedente: per ottenerlo, il cittadino deve inviare online o via fax copia del proprio documento di identità o recarsi personalmente presso una sede Inps. Il cittadino può comunque inoltrare una domanda di prestazione anche con il Pin ordinario, per bloccare l’eventuale decorrenza dei termini. La domanda sarà lavorata non appena l’utente avrà convertito il Pin ordinario in Pin dispositivo. Il Pin iniziale è composto da 16 caratteri.

Al primo accesso con tale Pin, una procedura guidata assegna all’utente un Pin di otto caratteri, con cui accedere successivamente ai servizi. Il Pin si può richiedere nelle sedi Inps (in tal caso, il Pin sarà dispositivo), oppure online, sul sito dell’Inps, attraverso la "procedura di richiesta Pin", oppure chiamando il numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 da rete mobile, a pagamento.Le sedi Inps rilasciano immediatamente il Pin dispositivo: l’utente compila e consegna allo sportello il modulo di richiesta, presentando un documento di identità valido. Invece, il Pin ottenuto online o tramite il numero verde è di tipo ordinario, quello di cui hanno bisogno i pensionati per controllare il cedolino della propria pensione. Il Pin assegnato ai cittadini scade ogni sei mesi. Al momento dell’accesso online, il sistema verifica se il Pin è scaduto. In tal caso, una procedura guidata fornisce automaticamente un nuovo Pin che dà accesso agli stessi servizi del precedente.

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