Il Tirreno

Livorno

a Livorno

Caro Dedo, finalmente rieccoti a casa: folla record al Corallo per il videoshow - Foto e Video

Mauro Zucchelli
(foto Silvestri/Marzi)
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(foto Silvestri/Marzi)

Successo di pubblico nonostante la pioggia della prima sera: migliaia e migliaia di persone ad ammirare le luci che hanno "scolpito" le ex terme

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LIVORNO. Magari c’è passato anche lui, Modigliani Amedeo Clemente fu Flaminio, dalle terme liberty del Corallo dove adesso Livorno lo ricorda con uno straordinario show di emozioni leggere come la luce e il suono. C’è passato però durante uno dei suoi ritorni, non il giorno dell’inaugurazione chic raccontata dalla “Gazzetta Livornese”: nel 1904 aveva già fatto la valigia in nome della sua “febbre” per l’arte.

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Le Acque della Salute le avevano inaugurate che Modì era appena più che un ragazzo, già allievo di Giovanni Fattori e già con un piede e mezzo sul treno per Parigi. Due anni più tardi ecco il Gran Hotel Corallo e alla fine del decennio anche la nuova stazione ferroviaria inaugurata dal re: con la nomenklatura pisana che, inutile dirlo, s’era messa di traverso. Il video-show è una straordinaria “matita di luce” che, grazie a un sofisticato software e a un sistema di proiettori da 30mila lumen ciascuno, “scolpisce” il buio: con la precisione di un bisturi disegna suggestioni sulla facciata liberty. Tornata per qualche ora al fascino di un secolo fa: l’oscurità nasconde macerie e magagne, l’Asa che ripristina lo zampillo della fontana e il giardino è come se riprendesse vita.

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La storia di Modì e quella dell’ex stabilimento termale si intrecciano nel video-mapping che porta la firma dei tecno-artisti di Immersiva (in tandem con i volontari di Reset più il patrocinio del Comune di Livorno e una sfilata di sponsor): dagli archi della facciata si affacciano il volto scanzonato di Dedo e quello innamorato di Jeanne uniti dall’arte, dall’assenzio e dalla morte. Uniti anche in quest’omaggio appassionato: con l’attore Andrea Gambuzza che, su un testo di Luca Dal Canto, ha impersonato Modì mentre racconta ai suoi gli istanti della fine e l'indomani - citando Giorgio Caproni, un altro anniversario di un grande livornese (il 30° della morte) che è caduto in questi giorni - l'attore Michele Crestacci ha dato voce a Jeanne: anche per lei, suicida per amore poche ore dopo la fine del suo Modì, è questo il centenario della scomparsa.

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Sulla facciata si susseguono i grandi ritratti-capolavoro dagli occhi così enigmatici che hanno fatto di Modigliani uno degli artisti più amati del Novecento: le colonne vengono rimpiazzate da lame di luce che disegnano le “cariatidi” e le teste allungatissime intanto che si ascolta l’eco degli scalpelli. Resta cioè solo da lasciarsi stupire dall’incantesimo che ha stregato tutti quanti hanno affacciato gli occhi dal cavalcaferrovia lì di fronte. E l’incredibile sta proprio qui: in tutta questa gente che nel primo giorno di videoshow se ne infischia della pioggia che viene giù senza pietà. Centinaia di persone per volta, rimpiazzate da altre ondate perché il “loop” dura alcune decine di minuti e poi si ripete (a fine serata saranno forse duemila). Fra loro il sindaco di oggi Luca Salvetti e il suo precedessore Filippo Nogarin.

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Neanche l’avesse toccato la bacchetta magica, quel fantastiliardo di tonnellate di cemento armato e acciaio del ponte si è tramutato in palchetto del teatro d’opera per una sera. Anzi, per tre: dopo il debutto venerdì nel giorno esatto dei 100 anni della morte di Dedo, si è replicato sabato 25 e domenica 26, sempre con il cavalcavia chiuso per 5 ore al traffico di auto e moto per tramutare l'infrastruttura in una sorta di palchetto di teatro. "L'hai visto che finalmente quel ponte è servito a qualcosa di buono", è la battuta di Crestacci.

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Adesso sono cent’anni precisi precisi da che è morto, ma Dedo finalmente è tornato nella “sua” Livorno. Non poteva farlo se non qui: nel tempio dello splendore Belle Epoque di quegli anni in cui l’opulenta borghesia degli affari veniva da mezza Toscana a vestirsi alla marinara. Non poteva farlo se non così: con la colonna sonora dell’intermezzo di “Cavalleria rusticana” firmata da Pietro Mascagni, un altro livornese di quegli anni doc (e diventata uno dei pezzi più celebri dell’opera lirica italiana, al punto da finire fuori contesto in scene cult di film come “Il Padrino” numero 3). Mascagni l’ha consegnata all’ultimo minuto buono per poter partecipare (e vincere) il concorso Sonzogno per giovani compositori: un po’ come se nella primavera ‘89 Andrea Forti nella finale-clou contro la Philips avesse tirato un secondo prima e quel canestro avrebbe significato il primo scudetto di una squadra livornese.

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Sì, Amedeo Modigliani torna a casa e Livorno lo abbraccia: non si erano mai visti 60mila visitatori a una mostra nella nostra città; non s’era mai visto che per visitare un museo qui da noi la gente se ne stesse buona in fila due ore senza fiatare; non s’era mai visto che giovedì scorso, durante le prove tecniche, gli automobilisti inchiodassero sul cavalcavia per un selfie o magari scendessero sotto il ponte a scoprire cosa fosse quel miracolo di luci. E adesso, a conti fatti, non s'era mai visto che pèiù di 20mila persone si "specchiassero" nelle antiche terme di inizio Novecento per ammirare l'omaggio a Modigliani, al quale è intitolato il palasport lì vicino.

Sì, dopo averlo prima snobbato per lungo tempo come fosse un nessuno e dopo averlo sbeffeggiato con le “false teste” della burla del Black & Decker, il miracolo c’è stato: «Morte lo colse quando giunse alla gloria», così chiude il video-omaggio. Eppure no in questo stambugio parigino non è finito tutto. Anzi, ora è l’inizio: bentornato Modì, questa è casa tua. Finalmente.

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di Redazione web