Il Tirreno

Livorno

«Ci ritiriamo da capitale della Cultura perché vogliamo vincere», Livorno 2022 sarà la città dell’accoglienza

Andrea Rocchi
«Ci ritiriamo da capitale della Cultura perché vogliamo vincere», Livorno 2022 sarà la città dell’accoglienza

Salvetti e Lenzi: «Abbiamo 12 mesi in più per lavorare al progetto». Troppe quattro città toscane, la Regione preoccupata

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LIVORNO. Alla fine il derby toscano della Città della Cultura se lo giocheranno Pisa e Volterra. Livorno, infatti, si defila (come abbiamo anticipato ieri). Ma non è un’uscita di scena. «Ci candideremo per l’edizione 2022», annuncia Luca Salvetti. Che spiega: «Non ci ritiriamo perché non ci crediamo, anzi, ci crediamo a tal punto che vogliamo vincere». Concetto che Simone Lenzi rinvigorisce attingendo dal repertorio letterario: «Ho sempre creduto nei fallimenti autentici», dice l’assessore alla cultura.

A significare che se si perde questa partita è bene perderla a testa alta, avendo giocato tutte le proprie carte. E di carte - sostengono Salvetti e Lenzi - la città ne ha molteplici. Anche se la sostanza di questa candidatura è quella interpretata dal direttore del Teatro Goldoni Marco Leone che, con l’ex sindaco Filippo Nogarin a gennaio 2019, scelse di giocarsi questa opzione: Livorno simbolo di accoglienza, dalle Livornine alla Città delle Nazioni. Elementi, questi, da cui ripartirà la nomination per il 2022 - assicurano sindaco e assessore. Che con Leone ed una serie di soggetti istituzionali (e non) elaboreranno un progetto di un anno. «Perché fino ad oggi - afferma Lenzi - era stato fatto poco a parte la messa a disposizione di un budget di 500.000 euro che certo non sarà perso».

La decisione di ritirare la candidatura per il 2021(il 2 marzo non sarà confermata) - spiegano - è maturata in questi giorni di fronte ad una serie di evidenze. Intanto il fatto che la Toscana si presentava all’appuntamento con 4 candidature: oltre a Livorno, Volterra, Pisa ed Arezzo. «La Regione ci ha convocato - spiega Salvetti - è benché soddisfatta per la partecipazione al bando non ha celato la preoccupazione di dover accreditare, con altrettante lettere di accompagnamento, quattro città». Nell’amministrazione comunale di Livorno si è così rafforzata la convinzione che, guadagnare 12 mesi di lavoro, avrebbe permesso di lavorare con più cura ed intensità ad un progetto "vincente".

Anche di fronte al fatto che per il 2021, in lizza, ci sono competitor forti, città dalla solida valenza simbolica come L’Aquila e Taranto.«A cosa serve la Capitale delle Cultura? - ha risposto Lenzi - E’ un’azione che si fa essenzialmente nell’interesse della città, ma alla fine è necessario un percorso condiviso, non basta l’energia del Comune, dobbiamo coinvolgere tutti i principali stakeholders». Sebbene l’assessore abbia ripetuto di condividere la scelta e la "filosofia" della candidatura avanzata dalla vecchia giunta pentastellata, ha però evidenziato come "c’è stato un lavoro che andava fatto e che non è stato fatto. Non mi riferisco ai 500.000 euro messi a disposizione nelle pieghe del bilancio. Non sono queste le economie che servono per coltivare un’ambizione del genere".

Piuttosto Lenzi ha sottolineato la necessità che alla candidatura di Livorno Capitale lavorino più soggetti, anche privati.Marco Leone, che con Nogarin aveva sostenuto il progetto partito anzi da una sua stessa intuizione, ribadisce che Livorno è una città che deve recuperare una sua identità, che ha una storia di accoglienza ed integrazione di cui le Livornine sono un simbolo ma che è anche città di crisi complessa. «La candidatura a capitale della cultura" - ha ribadito - "era ed è un’occasione per rispondere alla domanda: chi siamo e dove vogliamo andare, recuperando la nostra identità ed il nostro talento».

Quel talento su cui in questi mesi il Comune ha deciso di investire, dalla mostra di Modigliani, alle celebrazioni di Piero Ciampi e Giorgio Caproni. «Passato l’onda di Modì - ha detto Salvetti - ( annunciando quota 61.000 paganti al Museo della Città) ci possiamo dedicare a questo progetto, senza dimenticare che stiamo lavorando per altre importanti iniziative, come il Festival mascagnano la prossima estate». Ma per vincere l’edizione 2022 serve lavorare su un progetto serio.

«Parma, tanto per dire - ha spiegato Lenzi - ha investito oltre 5,5 milioni». Livorno non avrà la forza economica di muovere simili risorse, ma ci crede. «Pensiamo già di individuare un luogo simbolo della città - ha detto Salvetti - che potrebbe essere la Fortezza Vecchia. E ripartire dal lavoro fatto su Modigliani». Per chiudere con una battuta, ma neppure troppo: «Mi dicono che per sostenere la candidatura - ha chiuso Salvetti - dovrei girare per l’Italia, frequentare qualche salotto romano. Io rispondo che ho da fare qui: il mio salotto sono le donnine di Shangai. Voglio stare con loro». -

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