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Rabbia dei residenti «Noi lasciati soli, andare in farmacia ora è un’odissea»

Flavio Lombardi
Rabbia dei residenti «Noi lasciati soli, andare in farmacia ora è un’odissea»

A causa della provinciale chiusa disagi per lavoro e scuola  «Per dirigersi a sud è necessario passare da Montenero...»

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Chiusa dal 24 novembre in direzione Quercianella, ma le prime avvisaglie risalgono a un po’di giorni prima: il 3 dello stesso mese. È la strada che dal Romito porta fino al Castellaccio, passando anche per la mitica “curva Nuvolari”. È la strada provinciale 9, chiusa su un tratto di un chilometro dal bivio di Castel Sonnino, in direzione Castellaccio. Ieri mattina, oltre al capogruppo in consiglio Comunale di Fratelli d’Italia, Andrea Romiti che voleva segnalare il disagio, si sono dati poi appuntamento una trentina di abitanti della zona che si sentono penalizzati. Ci saranno anche lunedì prossimo alle 21 al centro sociale del Castellaccio, per incontrare il vice presidente della Provincia Pietro Caruso e il consigliere regionale Francesco Gazzetti per avere risposte concrete. Per alcuni, quella che si sta vivendo è una vera odissea, visto che per ragioni di lavoro devono dirigersi verso sud e sono costretti a sorbirsi molti chilometri in più per tornare fin quasi ad Ardenza e percorrere il lungomare come una sorta di gioco dell’oca, passando dopo parecchi minuti proprio dal punto di interdizione al traffico. Sul posto, è intervenuto anche Maurizio Trusendi, comandante della Polizia Provinciale, ma soprattutto capo della Protezione Civile per tutta la Provincia. Prima tappa verso il rigonfiamento dell’asfalto sulla sinistra ad inizio asperità, macinati 150 metri. «Questo è l’effetto dello smottamento che si trova dopo il tornante superiore – confessa Trusendi – Il cedimento ha consigliato di monitorare la frana e per questo, con i vigili del fuoco, i tecnici del Comune e i nostri ingegneri, è stata decisa la chiusura».

Si è verificato un distacco piuttosto importante, e l’intervento che ci sarà da fare per un completo ripristino e messa in sicurezza, è massiccio. La cosa certa è che arrivano continue informazioni, attraverso dei sensori, i cui dati vengono rilevati quotidianamente. La tesi, secondo la quale dopo le consistenti piogge di novembre il terreno collinare abbia subito un duro colpo e che molte zone (non solo questa) siano a rischio idrogeologico e non abbiano ancora terminato di scivolare verso valle, non è peregrina. Ecco perché non è campata in aria l’ipotesi che le istituzioni, in particolare la Provincia sia in attesa da un lato delle risorse necessarie per intervenire e dall’altro veder finire gli smottamenti per sapere esattamente l’entità di un corretto, sano e duraturo lavoro per restituire alla collettività una importante valvola di sfogo per il traffico.

Oggi parte della carreggiata è stata ingoiata. Ci sono dei teli a copertura di ciò che resta per evitare che le infiltrazione perggiorino la situazione. «La sicurezza avanti a tutto – dice Valeria Lucetti –; se è questione di stare un po’ con la strada chiusa, va bene; basta che non ci facciano sentire abbandonati. Una sensazione che invece ci attanaglia. Siamo isolati, e se succede qualcosa di grave come un incendio, siamo topi in trappola. Poi, c’è chi porta i bimbi a scuola a Rosignano».

Le fa eco Sabrina Evangelisti, anche lei come gli altri, residente al Castellaccio. «Per andare in farmacia a Quercianella diventa un viaggio, e quest’estate quando accade qualcosa sul Romito? Generalmente questa è la strada che fa da sfogo per poter rientrare in città. Se la teniamo chiusa a lungo, diventa un problema grosso».

Daniele Galvagno segnala per primo un altro disagio: «Chi lavora verso sud, come fa? Dal Castellaccio si deve andare fino a Montenero e sbucare alla chiesa dell’Apparizione. Insomma, alla fine molti convengono che ci sarebbe da accontentarsi se solo di optasse per disciplinare la circolazione a senso alternato. In coro, molti dicono: “Tutti i politici che vogliono darci una mano, sono ben accetti. Anzi, si uniscano e remino tutti dalla stessa parte”».

Daniela Cassese, rincara la dose: «Questa era già una zona disagiata con la diminuzione delle corse degli autobus mentre invece andrebbero potenziate. Diventa sempre più difficile in queste condizioni, potersi organizzare. Siamo tagliati fuori». C’è anche il tempo per ricordare una frana di sei anni fa mai riparata in un altro punto spostando solo il guard rail. Antonio Contini, chiede la parola: «Il Castellaccio dovrebbe essere valorizzato e non penalizzato. Non c’è cura, la burocrazia si deve snellire e trovare la via di prendere iniziative quando c’è una emergenza che palesemente mette in difficoltà le persone». «Io lavoro alla Coop di Rosignano, devo sorbirmi 25 chilometri in più ogni giorno e quando stacco, alle 13, 30, fino alle 14, 30 non riesco a tornare a casa – dice Fabio Gradassi – anche perché spesso a quell’ora ci trovo traffico che mi rallenta». —



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di Redazione web