Gioco
Modigliani, un figlio delle Livornine il ritratto della comunità ebraica
LIVORNO. «Se dovessi ricominciare l’itinerario del lungo viaggio alla scoperta delle verità sulla vita e sulle opere di mio padre - scrisse la figlia Jeanne nel 1984 -, non potrei fare altro che dirigermi verso Livorno dove nacque il 12 luglio 1884». Ed è proprio a nella casa di via Roma 38, che si è svolto un incontro, coordinato dal gallerista Guido Guastalla, nobilitato dalla presenza del presidente della comunità ebraica Vittorio Mosseri, e del rabbino A. Dayan, sul tema ‘Amedeo Modigliani, ebreo sefardita’. Un aspetto fondamentale della sua formazione, rimasto per troppo tempo chiuso in un cassetto. «Quando si trasferisce a Parigi - spiega Mosseri - , il periodo storico è difficilissimo per gli ebrei. Eppure Amedeo, si presenta come ebreo livornese, città delle Nazioni, dove tutti potevano tranquillamente professare la loro religione, svolgere il loro traffici e commerci; e questo per lui era motivo di orgoglio». «Modigliani -prosegue - è figlio delle Livornine. Cresciuto con due grandi maestri: il nonno Isacco, ed Elia Benamozegh, che lo preparò alla maggiorità religiosa». «L’ebraismo - è stato sottolineato - non rimane chiuso nella stanza ove lo si apprende e lo si studia; ma va in giro, si espande per le strade, per il mondo. Lo ha fatto Modigliani, con le sue parole e con le sue opere». —
S.F.
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