Gioco
Da Dedo a Modì, la scoperta della forza nelle radici ebree
Un convegno di due giorni con Marc Restellini e lo studioso Pardo Fornaciari. Appuntamento al Museo di Storia Natuarale mercoledì 22 e giovedì 23 gennaio, nei due giorni prima l’anniversario della morte dell'artista
LIVORNO.Come Dedo è diventato Modì: ovvero quali erano il contesto familiare ed il percorso formativo che hanno posto le basi da cui un ragazzo ebreo livornese ha spiccato il volo riuscendo a diventare grazie anche all’esperienza francese quel genio artistico universalmente noto.
La formazione giovanile di Amedeo Modigliani sarà appunto il tema del convegno internazionale, ideato da Marc Restellini e da Simone Lenzi, che si snoderà per due giornate, mercoledì 22 e giovedì 23, nei due giorni prima l’anniversario della sua morte avvenuta il 24, al Museo di storia naturale del Mediterraneo costituendo un evento collaterale di rilevante interesse a coronamento della mostra sul grande artista attualmente in corso al Museo di città: «Si tratta finalmente di rovesciare il paradigma – commenta l'assessore Simone Lenzi – ovvero il fatto che sino a ieri i livornesi hanno guardato a Modigliani come un livornese per sbaglio. Nato qui, ma diventato genio grazie a Parigi. È evidente che quella di recarsi a Parigi, nella Ville Lumière, è stata per lui una scelta giusta. Ma è altrettanto vero come Modigliani sia un livornese quintessenziale. Modigliani stesso si definisce un ebreo livornese». E “Dedo”, così lo chiamavano affettuosamente amici e familiari, arriva a Parigi con la formazione di un giovane ebreo sefardita livornese, cresciuto in una famiglia colta e cosmopolita ed avendo sviluppato conoscenze e competenze che, insieme al talento personale, gli hanno permesso di diventare “Modì”, ovvero un artista ammirato in tutto il mondo.
«Questo convegno – sottolinea ancora l'assessore alla cultura - non sarà di storia dell'arte, ma costituirà il tentativo per mettere attorno ad un tavolo degli studiosi di grande rilievo per riflettere sulla formazione culturale di Modigliani che avviene proprio a Livorno».
A curare sul piano scientifico l'organizzazione del convegno è stato chiamato il professor Paolo Edoardo “Pardo” Fornaciari, docente all'Università del Salento, ma soprattutto grande conoscitore ed appassionato di “bagitto”, il dialetto giudeo-italiano che veniva parlato dagli Ebrei in Italia ed in Toscana in senso lato ed in senso stretto dalla comunità ebraica livornese: «Abitualmente si dice – spiega Edoardo Fornaciari – se non andava a Parigi non diventava Modigliani. Però guardate un po' quante persone lui ha influenzato. Primo fra tutti il suo amico Soutine, ma probabilmente anche altri della cerchia di Montparnasse. Se non fosse stato un ebreo livornese ci sarebbe riuscito? Consideriamo che si era nell'epoca dell'affaire Dreyfus, quando proclamarsi ebreo poteva significare beccarsi una coltellata oppure anche un colpo di pistola o di spada. Modigliani l'ha fatto».
«Ma non l'ha fatto nessuno dei suoi compagni di avventura pittorica, che erano quasi tutti ebrei - va avanti lo studioso - Lui l'ha fatto ed ha dettato una via». In definitiva è proprio Modigliani che a Parigi propone una sua visione del mondo alla luce della sua origine ebraica-livornese: « Scusate l'azzardo e proviamo a rovesciare il concetto - va avanti Fornaciari - Se Modigliani non fosse andato a Parigi gli altri artisti di Montparnasse sarebbero diventati ciò che sono diventati? Proprio questo aspetto sarà discusso nella tavola rotonda con Marc Restellini, Dora Liscia Bemporad ed Asher Salah. Ovvero esiste un'arte ebraica? Ed a partire da cosa si può definire un artista ebreo?”
Durante il convegno di mercoledì prossimo Ariel Toaff parlerà anche di Modigliani bambino grazie ai documenti originali che, salvati dalle distruzioni della guerra, si trovano conservati in Israele: «Sapremo da lui il rabbino che lo ha educato - si spiega - Con la giornalista e critica letteraria francese Clémence Boulouque, docente alla Columbia University, si parlerà invece di Modigliani e la kabbalah».
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