Il Tirreno

Livorno

Cori ed entusiasmo, 400 ragazzi aprono il cuore del Goldoni

Lucia Aterini
Cori ed entusiasmo, 400 ragazzi aprono il cuore del Goldoni

Cantano l’Inno e al Presidente dicono: «Vogliamo un mondo più pulito e con meno violenza» 

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Il religioso silenzio prima dell’ingresso di Sergio Mattarella, poi dopo il suo arrivo il tifo dai palchi con i cori “Presidente, presidente”. Le loro mani che hanno agitato continuamente le bandierine tricolore scaldando il cuore del pubblico adulto. E poi ancora l’inno di Mameli che hanno cantato come gli adulti, senza interruzioni, composti e con rispetto verso quell’uomo arrivato al Goldoni preceduto dai altissimi corazzieri e accompagnato da decine di guardie del corpo. Un’emozione incontenibile è stata quella provata ieri mattina da più di 400 ragazzini che hanno partecipato al convegno nel teatro per l’omaggio a Carlo Azeglio Ciampi. “Contenti”, “Traumatizzati”, “Eccitati”, queste le parole che hanno usato per descrivere la loro “mattina” con un uomo che potrebbe essere un loro nonno e al quale hanno tributato l’omaggio della loro felicità e del loro rispetto. Riconoscendo chiaramente l’autorità in quella figura che, come ha detto una bambina della scuola Benci (quarta A), «è un uomo coraggioso che non si è abbattuto dopo la morte del fratello (Piersanti ucciso dalla mafia nel 1980 ndr)». E all’uscita a mezzogiorno, dopo tre ore e mezzo dall’ ingresso, il loro sentimento non è cambiato: il Presidente non ha tradito le aspettative anche se qualcuno delle medie parla di «lunghezza eccessiva del discorso». Coglie nel segno, però, un insegnante della Benedetto Brin: «Questa sarà una giornata che rimarrà nella loro mente per sempre». «È il nostro Presidente» dicono prima dell’inizio Emma e Giulia della quinta dell’istituto Santa Teresa del Bambin Gesù accompagnati dall’insegnante Tiziana Tudisco. E Matilde confessa di aver un briciolo di ansia perché «mi piace tanto quando lo vedo in televisione». È emozionata anche Victoria che il teatro lo conosce bene perché qui si esibisce come ballerina. «Gli stringerei la mano e gli farei un inchino - dice Amanda di una quinta della scuola Benci che è venuta con Lara, Alkida, Domenica e l’insegnante Silvia Gaiffi. Sarebbero tante le domande da porre e i desideri da esprimere a Mattarella. Ci sono i sogni da bimbi come quello di un alunno del Bambin Gesù (con l’insegnante Federica Balestri) : «Non essere diviso dai miei amici dalla quinta alla prima media». Curiosità poi mai banali con la consapevolezza dei compiti e dei pesi che deve portare la carica più alta dello Stato. Emblematica la domanda di Christian di quarta (della Brin, plesso Albertelli con la dirigente Marianna Miranda, le insegnanti Maria Teresa Messina, Adriana Pendibene, Agata Parrini, Lucia Giovannelli, le mamme Cristina Puccini e Francesca Pellegrini ). «Avrei voluto chiedere al presidente – dice il ragazzino – se è bello o angosciante fare il suo mestiere». E ancora un desiderio da portare al capo dello Stato sarebbe stato quello di avere città meno inquinate. I ragazzi della media Micali (3 A e 3 F) lo hanno fatto esponendo uno striscione con la scritta “Vogliamo un mondo più pulito”. «Sarebbe bello avere un giardino per la scuola perché non l’abbiamo - spiegano ancora gli alunni della Benci - e poi bisognerebbe raccogliere soldi per gli animali delle foreste bruciate dell’Australia ». I ragazzi del Fermi (con l’insegnante Maura Weatherford) chiedono di ridurre le bottiglie di plastica. E i loro pensieri vanno anche ai poveri e ai disabili. Dalla scuola Micheli Bolognesi i ragazzi (accompagnati dalla dirigente Cecilia Semplici e l’ insegnante Anna Lisa Rabbagliati) desidererebbero che il presidente parlasse anche del giorno della Memoria. In ogni caso, di sicuro la “Lettera a un giovane italiano” di Ciampi (citata ieri dai relatori nel passaggio in cui dice «Desidero invitarti ad aguzzare lo sguardo acuto dell'intelletto e del cuore, affinché tu non perda di vista il segno di quella strada che tu stesso dovrai provvedere a tracciare, senza superbia, ma senza troppo timori») è stata come il concime in un terreno già molto fertile. —

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