Il Tirreno

Livorno

Benvenuti nella terra promessa dello sport: da Nadi a Detti, Livorno città più medagliata d’Italia

Federico Lazzotti
Benvenuti nella terra promessa dello sport: da Nadi a Detti, Livorno città più medagliata d’Italia

Dall'oro di Fabrizio Mori a Siviglia, ai canestri Fantozzi, fino allo scatto di Bettini e i miracoli in pedana di Montano e Baldini. Il segreto? "Nel Dna lo spirito degli Scarronzoni...". E alla Olimpiadi di Tokio andiamo per fare 13

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LIVORNO. La corsa di Fabrizio Mori verso l’oro mondiale nei 400 ostacoli a Siviglia 21 anni fa, lo scatto sui pedali di Paolo Bettini verso l’olimpo e l’immortalità sportiva; la stoccata, ultima, vincente e decisiva di Aldo Montano che sul podio di Atene sventola lo striscione con la scritta 0586, il prefisso di Livorno. E quella di Andrea Baldini, otto anni più tardi, che porta la nazionale azzurra di fioretto all’oro di Londra. Poi le bracciate di Gabriele Detti dentro l’acqua di Rio, i canestri di Alessandro Fantozzi ai mondiali di Roma di basket e il tatami colorato di rosa e di gioia da Giulia Quintavalle a Pechino.

Benvenuti nella capitale italiana dello sport. Sette flash che raccontano vittorie ed emozioni costruite sulla passione che si trasforma in sudore e sacrifici e che diventa sfida e si tramanda di generazione in generazione. Fino a diventare record con 561 medaglie conquistate dagli atleti amaranto tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei nelle discipline affiliate al Coni. Per descrivere l’attitudine dei livornesi verso corsa, salti e bracciate sono state cercate sintesi e metafore: l’Eldorado dello sport, la fabbrica dei campione, la Silicon Valley delle medaglie. Ma più dei neologismi linguistici c’è una storia che meglio di ogni altra cosa sintetizza quel talento che si somma all’orgoglio, si aggiunge a un briciolo di sana presunzione. E conduce verso la vittoria.

Nedo Nadi e il re

Estate 1920, l’Egmont Palace di Anversa, in Belgio, è il teatro delle Olimpiadi di scherma. La gara individuale di sciabola si è appena conclusa con la vittoria di Nedo Nadi, 26 anni livornese, cresciuto con il padre e il fratello Aldo a pane, salmastro e stoccate. Lo schermidore il giorno precedente aveva già conquistato il titolo a squadre nella stessa disciplina.

Così quando sale di nuovo sul gradino più alto del podio a premiarlo c’è ancora il re del Belgio Alberto I. Sua maestà – raccontano le cronache di allora – lo guarda perplesso e non trattiene il proprio stupore: «Ma lei mi pare di averla già premiata…». Nadi che oltre al fioretto aveva un lingua tagliente, non si scompone. Anzi. Con un filo di orgoglio, sistemandosi la medaglia al collo, risponde: «Col permesso di Vostra Maestà, penso che dovrà rivedermi ancora altre volte». E aveva ragione visto che di medaglie d’oro, in quella Olimpiade, ne conquistò altre tre sfiorando l’en plein solo per colpa di un virus che lo costrinse a letto il giorno della gara individuale di spada. Tanto che dopo il quinto oro venne portato in trionfo addirittura dagli avversari.

Il segreto delle vittorie

Un secolo dopo quelle medaglie Livorno e i livornesi sono ancora lassù, con la stessa sfrontatezza e il desiderio di primeggiare. Sempre. Il segreto di questo gene che si nasconde dentro al Dna che genera campioni prova a spiegarlo Giovanni Giannone, delegato provinciale del Coni. «Livorno ha questa prerogativa perché è nata e cresciuta su vicende che hanno legato lavoro e sport da sempre. Quando parlo di questo aspetto penso agli Scarronzoni».

Per spiegare chi fossero questi pionieri del canottaggio è necessario tornare agli albori delle Olimpiadi. Gli Scarronzoni, infatti, sono rimasti l’unico «otto» italiano (livornese, per la precisione) entrato nel mito del canottaggio a cinque cerchi. Un equipaggio più forte degli avversari e di una federazione, quella italiana, che non l’ha mai amato, forse perché, in epoca fascista, tutto quello che veniva da Livorno veniva guardato con sospetto. L’unico equipaggio che in due edizioni consecutive dei Giochi è riuscito a catturare l’argento, perdendo di un soffio dai giganti statunitensi, a Los Angeles 1932 e Berlino 1936. Per tutti erano e saranno sempre gli Scarronzoni. Una derivazione del verbo tutto toscano «scarrocciare» che in barca aveva i nomi di otto livornesi volanti: Enrico Garzelli, Dino Barsotti, Guglielmo Del Bimbo, Mario Del Bimbo, Vittorio Cioni, Renato Tognaccini, Enzo Favilla, Eugenio Nenci e il timoniere Mario Ghiozzi.

«C’è poi un altro aspetto – prosegue Giannone – di cui tenere conto. E riguarda il valore dei tecnici livornesi nelle diverse discipline. Non a caso negli ultimi tre anni i due maggiori campionati italiani di sport di squadra, calcio e basket, sono stati vinti da allenatori labronici: Massimiliano Allegri e Walter De Raffaele». Ma dietro a questi campioni delle panchine ci sono tantissimi altri allenatori che formano campioni nelle disciplini considerate minori, ma solo per una questione economica. «Pensate a Stefano Morini, Stefano Franceschi e Massimo Giuliani nel nuoto – va avanti il delegato del Coni – oppure ad Antonio Giacobbe nel volley, capace di portare la Turchia alle Olimpiadi. Ma anche Romanacci e Nencioni nella lotta».

Verso Tokio 2020

Ma Livorno non si ferma qui e guarda avanti verso le prossime Olimpiadi di Tokio dove porterà la sua meglio gioventù capace di nuotare, tirare di scherma, schiacciare, palleggiare e correre. Abbiamo puntato su tredici atleti con la speranza che a questi, da qui alle Olimpiadi nipponiche di quest’estate, se ne possano aggiungere altri. Nel nuoto le promesse che sbracciano sulla scia di Gabriele Detti si chiamano Sara Franceschi e Matteo Ciampi. Nella scherma con la “pensione” di Andrea Baldini, proverà ad esserci a 41 anni Aldo Montano ma dietro di lui scalpitano Tommaso Lari e Edoardo Luperi. Nell’atletica invece ci sono alcuni giovani che sognano di diventare come Fabrizio Mori: Joao Neves Bussotti, Gianluca Picchiottino, i gemelli Dini e Rachele Mori. Ci sono infine due ragazze che sembrano predestinate al successo. Si tratta: nel volley di Elena Pietrini e nel basket di Sara Madera che stanno già raccogliendo riconoscimenti internazionali con la maglia azzurra e sono pronte al grande salto.Tra l’altro Livorno è a un passo dal raggiungere le 100 medaglie olimpiche, forse in mezzo a questi ragazzi c’è il talento che tra pochi mesi ci farà emozionare e saltare sul divano come accaduto alle ultime Olimpiadi di Rio.
 

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di Redazione web