La protesta
Violentata sull’Aurelia da uno spacciatore: il gip chiede la prova del Dna
LIVORNO. Scienza forense decisiva in un caso giudiziario che vede da una parte una ragazza che sostiene di essere stata violentata da uno spacciatore conosciuto poche ore prima sui lungarni, a Pisa, e dall’altra l’accusato, in carcere da agosto, che conferma l’incontro, ma lo limita solo a un rapporto orale consenziente.
È stato così deciso ieri mattina, nel corso dell’incidente probatorio davanti al gip Pietro Murano, di procedere con la comparazione del dna dell’immigrato con l’esito del tampone vaginale eseguito al pronto soccorso alla ragazza che si presentò dichiarando di essere stata violentata.
È in cella da cinque mesi il tunisino trentenne Mohamed Bouali, assistito dall’avvocato Massimo Parenti. Ieri mattina era presente nell’aula gip dove la diciannovenne, studentessa livornese, è stata sentita con la forma dell’incidente probatorio. Separè a proteggerla, per non vedere l’arrestato.
La studentessa ha risposto alle domande del pubblico ministero Egidio Celano, del giudice e dei legali di arrestato e parte civile. «Mi ha costretta a un rapporto sessuale completo», è il punto da cui non si mossa di un millimetro, confermando la denuncia dell’agosto scorso alla Squadra mobile della polizia di Stato.
«Sì, abbiamo avuto un rapporto, ma solo orale e lei era consenziente» replica il nordafricano. Ora il responso del dna chiarirà se la versione della ragazza ha anche il sostegno della biologia.
«L’ho invitata dove vivo perché insieme saremmo andati a cercare droga per lei», aveva spiegato il tunisino al momento dell’arresto. «L’ho seguito solo perché non potevamo più bere alcolici in centro e allora lui mi ha proposto di prendere una birra dove abitava» è stata la versione di lei. La studentessa, sottoposta a esami intimi e del sangue, era risultata essere positiva all’assunzione di hashish e cocaina. «Ma non quella sera, è successo qualche giorno prima» ha chiarito agli investigatori della squadra mobile. L’incontro è avvenuto in baracca, sull’Aurelia, zona Ikea. Lui era in bici. Lei se l’era fatta prestare da un amico dell’arrestato, dopo aver lasciato l’area della movida pisana. —
Pietro Barghigiani
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