Il Tirreno

Livorno

L’influenza per ora non si vede, ma i letti a Medicina sono pieni

Giulio Corsi
L’influenza per ora non si vede, ma i letti a Medicina sono pieni

L’accusa della Cisl: «Pazienti trasferiti a Chirurgia senza infermieri ad hoc così lavoratori e degenti sono sottoposti ad un aumento del rischio»

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LIVORNO. Incrociando le dita l'influenza per ora si vede poco. Nella prima settimana del 2020, in Italia, è salito leggermente il numero di casi di sindrome simil influenzale, come si evince dal report Influnet, il sistema di sorveglianza dell'istituto superiore di sanità. L’incidenza totale è pari a 4,7 casi ogni mille assistiti, che salgono a 10 ogni mille per i bimbi sotto i 5 anni. Significa che nell’ultima settimana ogni mille italiani meno di 5 hanno accusato sindromi influenzali. In Toscana la situazione è peggiore solo per quanto riguarda i più piccoli, tra cui l’influenza sta iniziando a diffondersi con un’incidenza che più che raddoppia il dato nazionale: 24 malati ogni mille.

Pronto soccorso ‘vuoto’

Anche a Livorno la situazione ad ora è sotto controllo: lo confermano gli accessi registrati sabato al pronto soccorso, appena 170 (nei momenti di picco degli anni scorsi sono arrivati anche a 210 al giorno). E lo conferma anche il fatto che i pazienti che sono stati costretti ad attendere oltre 16 ore in barella per essere ricoverati (parametro stabilito dalla Regione per far scattare l’allerta) in questi giorni sono stati zero.

Picco a fine gennaio

È la quiete prima della tempesta? Lo scopriremo nei prossimi giorni, perché il picco influenzale è atteso a fine gennaio, a differenza di quanto successo negli anni scorsi quando l’influenza picchiò duro a cavallo delle vacanze di Natale.

2° padiglione pieno

Nonostante questo, in ospedale i 113 letti del reparto di Medicina sono pieni e la direzione già nei giorni scorsi aveva deciso di utilizzare 10 letti del reparto di Chirurgia, come previsto nel piano anti-sovraffollamento. In parole semplici: siamo già in emergenza nonostante l'emergenza non sia ancora scattata. E il problema non è il sovra-affollamento ma l’atavica carenza di posti letto del nostro ospedale che da anni denunciamo.

Mancano infermieri

Per questo già la scorsa settimana il segretario della Cisl Funzione Pubblica, Francesco Redini, ha scritto una lettera al direttore sanitario Lorenzo Roti e al direttore dell’ospedale Luca Carneglia, riproponendo un confronto sul tema dei posti letto. Ma chiedendo anche perché «nonostante siano stati attivati 10 posti letto di Medicina al 6° primo (Chirurgia) per far fronte al sovraffollamento, non sia stato attivato il piano conseguente con l’attivazione di personale ad essi dedicato».

«Con questa scelta gli infermieri interinali di Medicina previsti nel caso di sovraffollamento non sono stati attivati - accusa Redini -, ma si fa fronte all’emergenza con il personale della Chirurgia, basandosi su un mero calcolo di rapporto posti letto/utenti. Una considerazione che non tiene conto della formazione diversa per il personale di Chirurgia e Medicina ed espone i lavoratori e gli utenti ad un aumento del rischio clinico, con conseguenze potenzialmente dannose». Il segretario della Cisl punta anche l’indice sul fatto che «l’occupazione di posti letto di Chirurgia impatti sull’esecuzione di interventi programmati».

La replica dell’Asl

L’Asl tuttavia respinge al mittente le accuse: «Nessun intervento annullato - spiegano dalla direzione -, l'assistenza in posti letto anche di specialità diverse avviene correntemente quando il numero di pazienti è eccedente la ricettività del reparto. L’assistenza medica è assicurata dall’unità operativa cui il paziente assegnato, come accade in tutti gli ospedali. Per di più si tratta di infermieri esperti e di gran preparazione professionale».
 

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