Il Tirreno

Livorno

L’uomo che amava i porti e guardava al futuro

Massimo Provinciali segretario generale Adsp

Il numero 2 dell’Autorità Portuale di Livorno elogia la visione politica-strategica e la concretezza dell’ex presidente scomparso 

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RICORDO

Mi domando se la così detta comunità portuale livornese comprenderà un giorno l’importanza di aver avuto Giuliano Gallanti come Presidente.

Mi verrebbe di rispondere di no, se è vero come è vero che quando ha lasciato Livorno questa città, tanto prodiga di riconoscimenti per ex calciatori e cantanti, purché livornesi, non ha ritenuto di doverlo ringraziare neanche con una medaglietta di plastica. Ma oggi sono troppo turbato e potrei non essere lucido nelle mie valutazioni.

Giuliano Gallanti ha rappresentato una svolta per questo porto. Dopo sette anni di assoluto immobilismo, un ministro postfascista e un Presidente di regione postcomunista individuarono in lui la persona adatta, per esperienza, per carisma, per statura morale e professionale, per restituire a Livorno la dignità persa.

E Giuliano Gallanti ha risposto con i fatti, partendo dalla base, dal dare al porto di Livorno un piano regolatore (lui che lo aveva già dato a Genova), che mancava da sessanta anni, sgolandosi nel ripetere che senza piano regolatore non ci sarebbe stata possibilità di investimenti né pubblici né privati. Oggi, quando si polemizza sui presunti ritardi relativi a Darsena Europa, qualcuno dovrebbe ricordarsi che senza la tenacia di Gallanti, seguito in questo dal Presidente Rossi, non ci sarebbe ancora il PRP e staremmo a parlare del nulla. Ma Gallanti ha saputo guardare al futuro senza trascurare il presente, avviando tutti i lavori che, proseguiti con il Presidente Corsini, hanno comportato l’incremento di 9 milioni di tonnellate di merci e rendono oggi possibile l’ingresso in porto di navi prima incompatibili con l’assetto infrastrutturale.

E che dire della dimensione internazionale data al porto? Basterà citare la presentazione di Piattaforma Europa organizzata a Bruxelles alla presenza dei segretari generali di Espo e delle associazioni europee degli armatori e dei terminalisti, i numerosi convegni con la presenza di personalità europee del settore, per finire con l’Assemblea Espo di maggio 2019, tenutasi a Livorno per suo esclusivo merito.

Certo, se qualcuno gli avesse chiesto quanti dipendenti aveva l’Autorità portuale, dubito che avrebbe saputo rispondere, ma la visione politico-strategica di un futuro costruito su Piattaforma Europa, retroporto e connessioni ferroviarie, l’aveva chiarissima e ha passato anni a sollecitare invano gli operatori portuali ad impegnarsi per il bene comune.

Ho imparato molto nei sei anni passati accanto a lui, che ha fatto la storia della portualità italiana, fino a conquistare ruoli di prestigio in ambito europeo e della cui onestà, morale e intellettuale, nessuno, dico nessuno, può dubitare.

Carattere non facile, certo… Burbero, a volte spigoloso, a volte politicamente scorretto, ma quasi mai a torto; eppure capace di gestire con lucidità e grande rispetto istituzionale le provocazioni di un sindaco presuntuoso e arrogante alle quali io, stupidamente, reagivo con risse verbali.

Lascia un grande vuoto in me e in molti colleghi dell’Autorità portuale. Mi mancherà il suo sarcasmo tagliente, mi mancheranno le cene in cui era proibito parlare di lavoro perché ci si dedicava al cinema, alla letteratura, al calcio d’antan o alla sua grande passione oltre i porti: la storia politica di questo Paese, di cui è stato spettatore privilegiato.

Il mio pensiero affettuoso va alla figlia Francesca, ai nipotini che adorava e che potranno andare orgogliosi del loro nonno. —

Massimo Provinciali

segretario generale Adsp

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