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Livorno

Corsini dopo le critiche di Rossi: «Il porto non è fermo, così ho rivoltato l’Authority»

Mauro Zucchelli
Corsini dopo le critiche di Rossi: «Il porto non è fermo, così ho rivoltato l’Authority»

Il numero uno di Palazzo Rosciano: più ancora dell’arrivo delle ruspe è importante avere in mano un progetto solido che non abbia intoppi

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LIVORNO. «Le parole del governatore sulla maxi-Darsena? Come sempre, stimolanti». Stefano Corsini, tornato al timone dell’Authority da quattro mesi, fa buon viso a cattiva sorte. Pesa come un macigno quel che Enrico Rossi ha detto ai taccuini del Tirreno: la Regione ha fatto l’impossibile e invece l’iter è troppo lento, non si vede ancora nulla. Corsini prova a schivare il colpo: anziché di attacco, parla di «utile stimolo e richiamo a fare ancora meglio». In nome di un obiettivo che è – aggiunge - «prioritario per tutti noi, così come mi è parso di aver fatto presente in occasione della visita a Livorno della ministra Paola De Micheli».

«andremo avanti»

E se Rossi punta il dito contro il fatto che gli investitori per ora stanno alla finestra, Corsini avverte che «andremo avanti senza tentennamenti anche se non ci fosse un diretto interessamento dei privati: a breve nel comitato di gestione inseriremo l’opera nella programmazione triennale delle opere e provvederemo a predisporre lo studio di fattibilità da mettere a base di gara». Anche se non arriverà «nel giro di un mesetto» com’era stato detto inizialmente bensì forse in tre. Su una cosa Rossi e Corsini sono del tutto d’accordo: il giudizio sull’importanza dell’impegno della ministra secondo una disponibilità mai vista a queste latitudini. Di suo il numero dell’Authority ci mette la convinzione che «altrettanto a breve arrivi la quantificazione, con relativa fonte, dei finanziamenti indicati dalla ministra per completare la provvista finanziaria destinata alla realizzazione di tutta l’opera».

«Il pugile suonato no»

C’è il rischio però di finire come il boxeur Artemio Altidori (Vittorio Gassman) nel film di Dino Risi: prendere le botte e negare di averle prese. Ecco, pur con tutte le cautele dettate dal carattere e dal ruolo, se c’è una cosa che Corsini vuol evitare è l’identikit del pugile suonato. Dev’esser per quello che scansa come la peste l’idea di polemizzare con la Regione ma al tempo stesso, dopo una puntigliosa elencazione di “lavori in corso”, indica almeno tre aspetti per dire che «il porto non è fermo».

Il primo riguarda le statistiche dei traffici del porto: «Sono in crescita», ricorda Corsini. Il riferimento è al fatto che, dal giugno 2017 al giugno scorso, a parte la flessione dei container, sono cresciuti del 7,2% i milioni di tonnellate di merce movimentata, del 9,7% le navi che hanno fanno tappa a Livorno, del 17,4% i traffici delle autostrade del mare, del 24,5% i turisti delle crociere e del 14% i passeggeri sui traghetti; in crescita, seppur limitata, anche auto nuove e prodotti forestali.

Già 100 navi da 9mila teu

Il secondo è relativo all’accessibilità del nostro scalo: «Grazie alla collaborazione con la Capitaneria e con gli operatori e grazie anche ai nostri interventi, il porto ha un pescaggio commerciale di 12 metri», e questo consente di far entrare navi che in passato neanche ci immaginavamo potessero far scalo a Livorno. Parliamo del fatto che sono già cento le portacontainer da 9mila teu entrate in porto, segno che ormai è quasi normale.

Il terzo ha a che fare invece con la tecnostruttura di Palazzo Rosciano: «L’ho rivoltata come un calzino perché il presidente decide ma non dev’essere un imbuto, bisognava riorganizzare l’ente dando autonomia e deleghe. E’ stato fatto con Piombino ed è stato istituito l’ufficio territoriale di Livorno: le cose girano di più e ciascun pezzo della “macchina” ha le responsabilità che deve avere», dice. Risposta indiretta a chi, come aveva adombrato Rossi, gli imputa un rallentamento per “paura di firmare”.

«Progetto solido»

Al tirar delle somme, però, tutto torna a bomba: la Darsena Europa. Ed è innegabile quel che dice Rossi: ancora non si vede una ruspa in movimento. Ma Corsini sostiene che «prima della ruspa viene la solidità del progetto, e non lo dico solo in termini cronologici: e adesso abbiamo un progetto solido». “Solido” significa affidabile, anzi inaffondabile di fronte alle tempeste della burocrazia. «Dico di più: è l’unico progetto in questo campo che oggi nel nostro Paese abbia una tal solidità». Aggiungendo: «Ha alle spalle l’intreccio fondamentale con gli investimenti qui delle Ferrovie».

I prossimi passi? Eccoli: la deperimetrazione dal “Sin”, il sito di bonifica, più il completamento del progetto definitivo e la valutazione d’impatto ambientale. Per Corsini è in quest’orizzonte che si affronteranno due questioni. L’una è relativa ai mugugni arrivati da Pisa: «Sono già stati compiuti studi preliminari, saranno approfonditi con la valutazione d’impatto ambientale per verificare com’è possibile destinare al ripascimento delle spiagge del litorale pisano i materiali dragati nella realizzazione della Darsena Europa. E’ qualcosa che conosco bene, è un mestiere che ho fatto per tanti anni. E ora siamo in contatto con il Comune di Pisa per trovare le soluzioni migliori: Livorno e Pisa vanno avanti se collaborano, questo lo sanno tutti». L’altra “grana” è emersa di recente e riguarda i dubbi sulla navigabilità per lo spigolo del profilo della Darsena: «Sono questioni che si affrontano in sede di progettazione esecutiva nel confronto allargato ai vari soggetti, qui siamo a un livello programmatorio e aprire questa discussione ora significa condannarsi a un impasse». —


 

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