Gioco
Sui bus pedane per disabili fuori servizio studentessa in carrozzina lasciata a terra
La sedicenne prende il pullman da Shangai con la cugina. La denuncia della mamma: «Spesso lei non può salire»
Per lei, quell’autobus, è l’unico mezzo che ha per muoversi. La mattina, a scuola, la portano i volontari della Misericordia di Montenero. Così come a casa, dopo le lezioni. Il pomeriggio – con la cugina e le amichette – per andare in centro sale sul pullman spingendo le ruote della sua carrozzina. Peccato che ultimamente sia rimasta più volte a terra, come denuncia sua madre, Serena Colombi. Alessandra – è un nome di fantasia, visto che è minorenne – ha 16 anni e una disabilità che la costringe sulla sedia a rotelle. I bus di Ctt nord, dal quartiere di Shangai dove abita, passano abbastanza frequenti. «Ogni 20 minuti, è un buon servizio», dice la mamma.
Peccato che ultimamente siano più le volte che sua figlia disabile viene lasciata a terra a causa delle pedane elettroniche fuori uso. A raccontarlo è lo stesso genitore. «L’ultimo caso risale al 2 gennaio – spiega – quando l’autista, in questo caso manualmente, ha sbloccato la pedana che era rimasta incastrata. Non funzionava, poi è uscita correttamente fuori, ma il pullman si è rotto. Credo un guasto al cambio. Quindi sono scesi tutti e anche lei ha dovuto attendere il mezzo successivo». La ragazzina, insieme alla cuginetta di 14 anni, doveva andare a fare un giro in Coteto. Erano le 18. E al ritorno, un’ora più tardi, è successa una cosa simile. Pedana fuori uso, non si muoveva. Così hanno atteso il bus successivo. Ma altri episodi – denuncia la madre – erano accaduti subito prima di Natale, quando sua figlia «è stata lasciata a terra alla fermata».
Dopo l’accaduto la donna ha presentato anche un reclamo formale negli uffici di Ctt nord, il consorzio delle aziende dei trasporti pubblici locali che opera a Livorno. Ma attualmente non ha ancora ottenuto una risposta.
Il presidente della compagnia, Andrea Zavanella, messo al corrente dal Tirreno della questione si è detto disponibile a incontrare la famiglia per comprendere al meglio ciò che può essere accaduto e per individuare una soluzione rapida, visti anche i molteplici impegni e la sensibilità dell’ex Atl verso la tematica e i progetti a favore dei disabili che scelgono il bus. Alessandra, quando sale sul pullman, solitamente viene accompagnata dalla cugina in centro. Prende il 4 o l’8 in via Cestoni o il 9 in via Fabio Filzi. Mezzi abbastanza frequenti, su questo sua mamma non ha niente da eccepire, ma con le pedane che spesso non vanno. E gli autisti naturalmente incolpevoli di tutto ciò. «Dall’azienda mi hanno detto che, in caso di pedane manuali, il conducente non ha l’obbligo di aprirle – spiega la mamma – e chi accompagna mia figlia non può farlo per conto proprio. In ogni caso con i conducenti non ci sono mai stati problemi. I pullman nuovi fra l’altro ce l’hanno automatiche, ma capita che non funzionino bene. La mia bimba quindi viene lasciata a terra. Capisco che sia una grossa responsabilità e non sia sicuro per chi guida e per i passeggeri farla salire senza la pedana, però non può essere lasciata alla fermata. Per fortuna che non è quasi mai da sola…».
Alessandra vorrebbe vivere una vita normale. Già alle prese con le barriere architettoniche, infatti, i suoi spostamenti peggiorano muovendosi con l’autobus. «Spesso le pedane rimangono incastrate nella movimentazione, quando escono fuori dall’alloggiamento e si appoggiano sul marciapiede – conclude la mamma – di fatto impedendole la salita e quindi il trasporto. Bisogna fare qualcosa, non è possibile che nel 2020 si verifichino ancora certi problemi». —
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