Il Tirreno

Livorno

la crisi del commercio 

Chiude l’Ovs a Fonti del Corallo, dipendenti senza lavoro

Matteo Scardigli
Chiude l’Ovs a Fonti del Corallo, dipendenti senza lavoro

«Affari in calo e affitto troppo alto». Ai lavoratori è stata offerta la possibilità di andare a Grosseto in part time serale

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LIVORNO. Le lettere di licenziamento non sono ancora arrivate, ma la chiusura è ormai decisa. Dopo 17 anni il punto vendita Ovs del centro commerciale Fonti del Corallo a Porta a Terra abbasserà definitivamente la saracinesca domenica 19 gennaio (l'immobile dovrà essere riconsegnato entro la fine del mese) lasciando otto dipendenti a decidere se accettare il trasferimento promesso dall'azienda.

Un trasferimento che il sindacato Uil non esita a definire «fittizio». Vanessa Cansecchi, Valentina Ceccanti, Cecilia Cresciutti, Tiziano Filippelli, Arianna Lucisano, laria Mangiarotti, Irene Matteucci e Valeria Mistretta avevano scelto di rivolgersi ai rappresentanti dell'Unione italiana del lavoro circa un anno fa, quando nell'ambiente avevano iniziato a circolare voci sulla decisione dei vertici aziendali. Voci preoccupanti, considerata la chiusura del negozio "gemello" di via Grande avvenuta nel 2016.

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«Voci sempre smentite dai nostri responsabili», spiega Lucisano, che poi prosegue: «Ci hanno avvisati l'8 novembre ma abbiamo continuato a lavorare durante le Feste con il sorriso sulle labbra, nonostante i clienti affezionati ci chiedessero se e quando saremmo stati mandati a casa». Filippelli aggiunge: «Abbiamo sempre svolto il nostro lavoro con passione, facendo anche qualcosa in più rispetto alle nostre mansioni proprio per attaccamento all'azienda. E quando ci è stato chiesto di dare di più ci siamo rimboccati le maniche». Ma invano.

La motivazione portata dai responsabili è infatti «la riduzione di fatturato rispetto a un canone di affitto non rimodulato di conseguenza», precisa la sindacalista Sabina Bardi: «A fine novembre l'azienda, nel corso di un incontro nazionale a Roma, aveva tuttavia garantito il ricollocamento dei lavoratori. Ma le offerte riguardano punti vendita troppo lontani, e per un part time serale dalle 18 alle 21 si può dover andare fino a Grosseto. Abbiamo chiesto anche la cassa integrazione e ci è stata negata, ma adesso – conclude – l'azienda deve tornare al tavolo e assicurare a queste persone lo stesso trattamento degli ex-colleghi di via Grande, cioè un ricollocamento vero entro due anni dalla chiusura».

Il paradosso, secondo i dipendenti, è che il calo di fatturato in realtà sarebbe stato calcolato male. «È iniziato quando ha aperto il Parco Levante, ma bisogna considerare che – da un anno a questa parte – i lavori qui alle Fonti del Corallo hanno scoraggiato molti clienti», chiarisce Ceccanti sottolineando come «il fatturato negli ultimi mesi era in ripresa. Non ci hanno dato tempo». Nel frattempo la situazione più drammatica, in un gruppo dall'età media di 35 anni composto quasi interamente da genitori o neo-genitori (alcuni mono-reddito) è forse quella di Mistretta: «Sono alle prese con una separazione, parcheggiata da mia madre con un bimbo di quattro anni e adesso mi ritrovo senza lavoro».

E Matteucci, dipendente del marchio dal 2006, non se la passa meglio: «Vengo da Parrana e sono entrata a tempo indeterminato a Ponsacco nel 2006. Ho accettato il trasferimento a Livorno per un posto part-time e qui sono cresciuta di nuovo a tempo determinato, e adesso con due figli a carico sto attraversando una situazione economica famigliare molto difficile». Mangiarotti si aggrappa invece a un filo di ottimismo: «Sto aspettando l'inserimento full-time a Panzani, in provincia di Firenze, ma accetterei anche il part-time». Il fatto è, conclude Bardi, che «l'opzione c'era sulla carta, ma oggi non ci sono più certezze».


 

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