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Aggressione al consigliere, la versione di Bottai: «La Lega usa Perini per creare una menzogna»
«Lui voleva essere picchiato ma non c’è riuscito e cosi si è inventato tutto sostenuto da Ceccardi e soci. Lo conferma suo padre al telefono, l’ho registrato». La replica del padre di Perini: «Nessuno ha forzato mio figlio a fare querela per l’aggressione»
LIVORNO. Nel salone dell’ex Circoscrizione 2 colmo di gente (iscritti e simpatizzanti del Partito Comunista, giornalisti, cittadini incuriositi dalla vicenda) il segretario cittadino del Pc Lenny Bottai ha ribadito la propria versione dei fatti, a proposito della vicenda che l’ha coinvolto con il consigliere comunale della Lega Alessandro Perini, rivelando alcuni retroscena - accompagnati da documentazione - per chiarire definitivamente il caso. Al suo fianco, il segretario regionale Salvatore Catello.
Assente, invece, la controparte - cioè la delegazione leghista - sebbene fosse stata invitata a quello che nelle speranze del sindaco Luca Salvetti avrebbe dovuto essere un confronto per chiarire e chiudere l’accaduto.
«Volevano un confronto a porte chiuse – ha chiarito Bottai - alla sola presenza del sindaco che avrebbe fatto da mediatore, ma senza i giornalisti». Circostanza confermata da Salvetti margine dell’iniziativa. Poi Bottai ha specificato: «E’ ultima volta che torno sulla questione. Lo faccio per difendermi visto che sono stato tirato dentro questa gazzarra di cui avrei fatto volentieri a meno. Da domani voglio tornare a parlare solo di politica, di temi che interessano davvero la città, ma adesso devo tutelare la mia immagine personale e professionale. Dobbiamo però creare gli anticorpi per contrastare il modo di agire della Lega ed esautorare chi ha intossicato il clima politico di Livorno».
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I fatti
Bottai ha parlato a lungo, un’ora esatta, ricostruendo con dovizia di dettagli il litigio avvenuto l’ultimo giorno dell’anno proprio davanti al Comune. Ha iniziato dall’«invito» di Perini al vero e proprio faccia a faccia: «Il consigliere sostiene che sia stato casuale, ma non è così, come dimostrano gli screenshot dei suoi post del 31 dicembre». Il segretario comunista mostra la stampa del messaggio che Perini, con una foto scattata in piazza del Municipio, gli ha inviato proprio quella mattina. Poi entra nei dettagli: «Durante la discussione è arrivato un energumeno che mi ha sferrato un pugno facendomi volare gli occhiali e il telefono. Ho reagito e sono riuscito a immobilizzarlo, poi l’ho lasciato andare. Perini ha continuato a spingermi e a provocarmi. Io l’ho solo preso per un orecchio. Niente di più, come potranno dimostrare i filmati delle telecamere». Ricordi e sensazioni di Bottai sono nitidi: «Sapevo di non dover andare oltre. Perini voleva le botte, non le ha prese e allora se le è inventate perché gli serviva farlo. Non credo di essere caduto in un tranello. Vi sarei finito dentro se fosse arrivato alle vie di fatto ma io non l’ho toccato». Il consigliere leghista però ha subito postato un video su Fb con una piccola goccia di sangue sotto il naso. «L’ho solo preso per un orecchio - ripete Bottai - Posso avergli premuto sotto il naso per dirgli che aveva combinato un bel caos, ma non l’ho mai colpito. Mai. Possono confermarlo anche i testimoni e del resto Perini non ha alcun segno sul naso. Io comunque non mi sono fatto refertare per il colpo ricevuto da quel tizio sconosciuto e non ho querelato nessuno».
La telefonata
Querela invece è stata sporta proprio da Perini. «Lui sostiene di essere stato aggredito da numerose persone - ha precisato Bottai - ma ne bastano tre perché scatti la denuncia d’ufficio e non una semplice querela...». L’ex pugile ha poi riferito di un contatto telefonico avuto con il padre di Perini, tramite conoscenti comuni: «Gli ho telefonato e ho registrato la chiamata. Non posso rendere pubblica per motivi legati alla privacy, ma è a disposizione della autorità preposte a indagare su quanto accaduto». Già, ma qual è il contenuto della telefonata: «Perini padre mi ha detto che questa pantomima è stata imposta dai vertici della Lega, in particolare dall’eurodeputata Susanna Ceccardi. Il motivo? Aumentare il consenso del suo partito che a Livorno si aggira sul 10%. Inoltre che suo figlio non ha nessun interessa a portarmi in tribunale. Insomma. Avrebbero architettato tutto questa gazzarra per farsi pubblicità. E’ un modo di far politica lontanissimo al mio».
Gli sviluppi
Intanto, però, c’è una querela pendente: “Chiedo che venga ritirata, altrimenti sarò costretto a difendermi nelle sedi opportune. Per Perini potrebbero configurarsi i reati di calunnia e diffamazione ai miei danni oltre che di simulazione di reato». Il segretario comunista auspica conseguenze ‘istituzionali’ per il consigliere leghista: «Deve dimettersi immediatamente. Il suo capogruppo Costanza Vaccaro non lo ha contenuto e lui dovrebbe lasciare il consiglio perché uno così non può starci. E dire che gli ho ripetuto più volte che lo considero una vittima, una pedina sacrificabile da parte della Lega, il mostro politico per il quale fa il kamikaze e che lo distruggerà politicamente».
LA REPLICA
«Nessuno ha forzato mio figlio a fare querela per l’aggressione»
«Voglio essere chiaro: nessuno ha istigato mio figlio a querelare! Non c’è quindi alcun caso montato ad arte. C’è invece, una telefonata dove si contesta che la denuncia di mio figlio fosse lo strumento più opportuno. Il che significa che i mo-tivi per denunciare ci sono eccome. Ma ribadisco che non c'è nessun caso monta-to ad arte da dare in pasto ai giornali ed anzi, ringrazio ancora tutti gli esponenti della Lega che hanno preso subito le difese di Alessan-dro».Interviene con una nota il padre di Alessandro Perini sul caso della presunta ag-gressione avvenuta davanti al Comune. Una nota nella quale viene smentito categoricamente quanto dichia-rato da Lenny Bottai nella conferenza stampa. «Bottai sostiene infatti - prosegue il comunicato - che l'aggres-sione sia un caso montato ad arte dai vertici della lega ed in particolare da Susanna Ceccardi, la quale avreb-be istigato Perini a denun-ciare l'aggressione per crea-re un caso mediatico». «Secondo quanto dichiarato da Bottai - prosegue il comuni-cato - in seguito ad una tele-fonata con il padre dello stesso Perini, il giovane con-sigliere comunale della Le-ga sarebbe stato obbligato dai vertici del partito di Matteo Salvini a sporgere de-nuncia».La telefonata tra il padre di Perini e Bottai dunque c’è stata, ma c’è divergenza sul suo contenuto. Va però ricordato che il segretario del Pc si è detto pronto a conse-gnarla a chi sta svolgendo le indagini, segno che si sente sicuro di ciò che sostiene. Il padre di Perini dà però una diversa chiave di lettura a quel colloquio. «Non c'è stata nessuna forzatura né da parte della Lega né da parte di Susanna Ceccardi - insiste il padre di Alessan-dro Perini- ero preoccupato per il clima che si stava creando, ed ho solo provato a difendere mio figlio ed a smorzare gli animi cercando di distogliere l'attenzio-ne dalla persona di Alessan-dro e scaricando la colpa sui vertici del partito».Ma perché l’avrebbe fatto? «L'ho detto perché ho paura, perché mio figlio è minacciato ogni giorno da queste persone - spiega il padre di Perini nella nota - quanto accaduto nei giorni scorsi ne è un chiaro esem-pio. Nessun passo indietro, quindi: in un paese democratico il confronto politico non può e non deve mai sfo-ciare ne’ nella violenza, ne’ nelle minacce». Ieri mattina la Lega era presente con un gazebo in via Grande e su Fb l’onore-vole Manfredi Potenti ringrazia «dal profondo del cuore la Lega di Piombino per essere venuta con alcu-ni suoi iscritti e consiglieri comunali simbolicamente in sostegno di Alessandro Perini ». —
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